Occhi hi-tech per le informazioni utili ai non vedenti
Un gruppo di ricerca attivo presso un ateneo statunitense vuole fornire ai ciechi un sistema combinato ultraportatile in grado di garantire descrizioni attendibili del mondo circostante. Altrove, si pensa a come permettere loro una lettura senza BrailleLo hanno ribattezzato “Tyflos”, espressione che in lingua greca significa appunto “cieco”, ed è il progetto in corso presso la Wright State University di Dayton (Ohio) con cui un team di ricercatori prova a modificare in meglio la vita dei non vedenti.
Si tratta di un sistema (quasi) wearable basato sulla convergenza fra una piccolissima videocamera incastonata in un paio di occhiali, su di un Pc portatile che può essere trasportato in uno zainetto e una cuffia collegata a un microfono.
Il cuore del sistema è però l’algoritmo di elaborazione delle immagini registrate, che ne consente la conversione in una descrizione verbale delle persone, degli ambienti, degli oggetti inquadrati. Grazie a un apposito database sarà quindi possibile per chi non vede sapere in tempo reale che chi sta entrando nella stanza, qui e ora, è proprio quel conoscente e nessun altro.
Se questo pare già un deciso passo in avanti sulla strada della semplificazione, è pur vero che i punti a sfavore del meccanismo sono ben evidenti ai suoi stessi sviluppatori e che le reazioni raccolte fra i diretti interessati da alcuni organi di informazione sono contraddittorie. Il professor Nikolas Bourbakis, che segue in prima persona l’esperimento come membro dell’Istituto di ingegneria e scienza informatiche non ha nascosto che tuttora i prototipi consentono una precisa identificazione degli oggetti, ma solo qualora si trovino in ambienti ordinati che non ne complichino la distinzione e la focalizzazione. Fra ipo e non vedenti c’è invece chi considera con scetticismo l’ingombro e il peso dell’oggetto, che tuttavia si aggirerebbe attorno alle 7 libbre (cioè circa 3 kg e 100 grammi). Altri plaudono all’esperimento partendo dalla semplice constatazione che sebbene al mondo vi siano qualcosa come 45 milioni di persone cieche la percentuale relativa a quanti sono in grado di leggere l’alfabeto Braille è singolarmente risicata ed è appunto per questo che gli stessi cervelloni della Wright State University stanno cercando di affinare gli algoritmi di ricognizione con la cooperazione dell’Università di stato dell’Arizona.
Qui è stato infatti sviluppato il lettore “I care”, che integra capacità di scansione ottica dei caratteri di un testo con la sinterizzazione delle voci. Non solo: provvede mediante un altro software a compensare le eventuali carenze di illuminazione e questo lo rende perfetto per strutture come le biblioteche.
Ha dalla propria la rapidità di elaborazione delle informazioni e di passaggio dal video all’audio, testata con riscontri positivi dagli stessi studenti non vedenti che hanno contribuito alla sua realizzazione. Tanto da far dire a un loro rappresentante che “Icare garantisce una velocità di lettura molto vicina alla media di un individuo vedente”. In combinazione con il portatile Tyflos - qui sta appunto uno dei motivi della stretta di mano fra i due centri - potrebbe aprire le porte ad altre esperienze. Tanto per cominciare la lettura delle etichette e delle confezioni di un prodotto in un supermercato o la consultazione di indicazioni, cartelli, infine del menu di un ristorante.





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