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Il computer da salotto

Scritto da Giuliano Mannini

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Dalla convergenza tra informatica e applicazioni audiovisive nasce una nuova generazione di Pc piccoli, silenziosi e hi-tech, da installare accanto al plasma widescreen e in alternativa all’impianto audio
C’è stata un’epoca lontana - qualcuno se ne ricorderà - in cui i case erano curati, dotati di chiave di sicurezza e persino di piccoli display programmabili (con appositi ponticelli) con l’indicazione della frequenza del processore. Niente di straordinario, ma quei Pc davano l’impressione di essere stati creati per essere mostrati, non nascosti, e per durare. Poi, la rapida obsolescenza dei prodotti informatici e la produzione su larga scala hanno ben presto frustrato ogni ambizione di maggiore qualità, e i case sono diventati i brutti, economici e fragili gusci che conosciamo oggi.

COOL & TRENDY La controtendenza è cominciata negli ultimi anni, forse grazie a un lieve, ma avvertibile rallentamento dell’evoluzione hardware (ci riferiamo al fatto che un Pentium 800 va ancora bene per qualunque applicazione da ufficio). Così, non pago di correre dietro alle prestazioni, ai programmi “lenti” e ai giochi che non “girano”, qualcuno ha sentito l’esigenza di spendere ugualmente i propri sudati denari nell’abbellimento del computer. Il modding ha introdotto luci al neon, pareti trasparenti e disegni aerografati, il tutto combinato con fantasia nell’opinabile gusto estetico degli smanettoni più incalliti.

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Un eccesso, forse, ma da interpretare come un segnale, come una richiesta da parte del pubblico di una maggiore attenzione verso il design e le esigenze legate all’arredamento. La risposta dei grandi marchi si è concretizzata nei barebone, o Sff (Small Form Factor) di ultima generazione, mini Pc con prestazioni e funzionalità piuttosto varie, ma accomunati da alcune caratteristiche simili: case di elevata qualità (solitamente in alluminio), dimensioni compatte (ma con componenti prevalentemente standard) e silenziosità di esercizio. Insomma, prodotti in grado di inserirsi in un arredamento appena decente (parliamo anche di uffici, negozi, ecc.) senza deturparlo irrimediabilmente.

Uno degli ambiti più indicati per questi piccoli gioielli è proprio quello Home Theater. Una volta risolto il problema dell’estetica e degli ingombri, non resta infatti nessuna ragione vera per preferire un lettore Dvd domestico a un buon Pc. I vantaggi d’altra parte sono molti: potenza di calcolo, qualità audio e video, capacità di leggere (con programmi adeguati) qualunque formato (anche i filmati in DivX nelle più disparate varianti), possibilità di masterizzare Cd/Dvd, di aggiornare l’hardware per ottenere prestazioni migliori, di videogiocare sul televisore o sul proiettore di casa. E, infine, di disporre di tutte le funzionalità tipiche di un vero personal computer.

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