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Un popolo che preme e parla per l’inverno 2004

Scritto da Giulio Boresa

Dopo i successi riscossi negli Stati Uniti la tecnologia Push to talk si appresta allo sbarco nel vecchio continente. Semplice ed economica, non ha ancora trovato una sponda adatta per l’ingresso in Italia, dove tuttavia qualcosa comincia a muoversi
Cellulari del mese I primi cellulari Push to talk potrebbero arrivare in Italia entro la fine dell’anno. I principali produttori si stanno impegnando in queste settimane per lanciarli in Europa e coinvolgere i vari operatori nazionali.
I modelli destinati al nostro paese per la seconda metà del 2004 saranno il Motorola V400P e il Nokia 5140, al prezzo di circa 300-400 euro. Esordiranno come Gsm/Gprs dotati di funzioni “premi e parla”, in base ai dettami di una tecnologia per ora presente solo negli Usa su reti Cdma. Lì ha avuto successo: sono ormai 12 milioni gli abbonati; si prevede possano diventare 350 milioni in tutto il mondo entro il 2008. Il modello si diffonde grazie ai vantaggi pratici offerti: negli Usa permette di risparmiare sulle telefonate e di renderle più dirette.

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Come funziona
La ragione è che Push to talk è un ibrido tra il walkie talkie e una normale chiamata su cellulare. È come uno scambio di messaggi vocali, non una conversazione in tempo reale. Il primo passo è creare una rubrica di utenti, associati a numeri appositi (negli Stati Uniti sono diversi da quelli normali di cellulare). Il dispositivo mostra, come in un programma di instant messaging, quali utenti sono in quel momento disponibili a ricevere la chiamata (significa che hanno il ricevitore acceso e lo tengono a portata di mano).
Bisogna poi selezionare uno di questi utenti, nella rubrica e, come suggerisce la definizione, “premere” un tasto “per conservare”. Si può subito parlare, senza comporre numeri o sentire gli squilli di attesa. Nella chiamata Ptt tipica, il destinatario quindi sentirà subito la voce del chiamante: non esistono suonerie e non è possibile rifiutare una telefonata. Oltreoceano, è però considerata buona educazione avvertire il chiamato con il classico squillo.
Quando si parla, si tiene il pulsante premuto, di solito con l’indice destro: è posto, infatti, per comodità, in alto nella parte laterale destra del cellulare. Quando si rilascia il pulsante, il messaggio vocale è inviato ai server dell’operatore, dov’è è convertito in pacchetti dati trasferiti al destinatario (via rete Gprs, in Europa, negli Usa su rete Iden).
Il secondo utente potrà quindi premere il pulsante e parlare a propria volta. Se lo facesse prima, quando dall’altra parte il pulsante è ancora premuto, le parole non sarebbero registrate. Può sembrare un sistema scomodo rispetto alla chiamata normale, ma non privo di vantaggi. “Il servizio Push to talk prenderà piede in Europa tra il 2004 e il 2005, grazie soprattutto ai bassi prezzi delle chiamate”, ha detto a My Tech John Strand, direttore dell’osservatorio di ricerca sulla telefonia mobile Strand Consult.
Le chiamate hanno un costo ridotto per gli operatori poiché sono paragonabili a un semplice scambio di Sms vocali.
Tecnicamente, è più complesso gestire una chiamata normale Gsm, che è in tempo reale. È possibile allora applicare tariffe speciali. Negli Usa, in un canone di 20 dollari al mese l’operatore Verizon include un numero illimitato di chiamate Push to talk gratuite. Un altro vantaggio è che è possibile chiamare in questa modalità un gruppo di utenti. Lo stesso messaggio vocale è inviato a più utenti nello stesso momento: un servizio utile soprattutto per chiamate di lavoro.

Arriverà presto in Italia?
Perché il servizio parta, è necessario però che gli operatori nazionali lo supportino, installando un apposito server sulla propria rete Gprs. Per l’Italia è un problema: Tim, Wind e Vodafone, contattate da My Tech, hanno dichiarato di non avere ancora pianificato date di lancio.
Orange porterà invece il servizio in Francia e in Gran Bretagna entro il 2004. Nokia e Motorola sono però già pronte a introdurre i propri dispositivi nella Penisola sempre nel corso dell’anno e pare improbabile che vi abbiano investito senza avere prima avuto riscontri positivi dai gestori nazionali.
Un portavoce di Nokia Italia ci ha infatti comunicato che “uno dei carrier è ormai pronto a firmare un accordo per supportare Push to talk”. Non ci sono certezze, ma in base ad alcuni indizi sembra che per la prossima stagione autunno-inverno questa tecnologia a metà strada fra il vecchio e il nuovo potrebbe muovere i primi passi in Italia.

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