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Itunes sbarca in Europa, ma ha gli occhi a mandorla

Scritto da Roberto Carminati

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Il servizio Apple per la vendita on line di contenuti musicali dovrebbe fare il suo debutto nel vecchio continente fra pochi giorni, con l’attenzione di fan, rivali e analisti puntata addosso. La Mela, però, si sta muovendo su un fronte ben più ampio
Itunes si rinnovaSpetta ad alcuni organi di informazione (molto) orientati alla Mela il compito di confermare le voci che datano al prossimo 15 giugno il lancio europeo di Itunes music store. Il tam-tam di Internet ha inoltre citato fonti interne al gruppo, parlando di sessioni di beta testing ormai in corso da alcune settimane.
Lo stesso 15 giugno a Londra Apple ha convocato una conferenza stampa sul tema “la più grande storia nel mondo della musica sta per diventare ancora più grande”. Il segreto di Pulcinella, al di là delle conferme in arrivo dai soliti meglio informati, non era così difficile da svelare.
Ben più difficile, al di là degli entusiasmi iniziali, prevedere le fortune future dell’avamposto di Cupertino nel vecchio continente, dove il negozio musicale virtuale è esposto alle esigenze degli aficionado, alle contromosse dei rivali e alle incognite persistenti del mercato nero, infine alle eventuali oscillazioni economiche del panorama.

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Oltreoceano Itunes l’ha fatta da padrone, essendo in pratica il capostipite del download a pagamento, ancorché in formati compatibili con il solo lettore portatile proprietario Ipod.
Sempre negli Usa è stato registrato il picco record dei 3 milioni e 300 mila brani scaricati in una settimana, per un totale annuale da 70 milioni e a paragone col mezzo milione di accessi collezionati da un intero repertorio di siti britannici fra (addirittura) gennaio e maggio.
Il bacino di utenza cui lo store potrà rivolgersi qui è per forza di cose più ristretto, ma già nel mirino di un’ampia gamma di operatori. Tanto per cominciare l’Od2 di Peter Gabriel, che può contare su partner di spicco quali Coca-Cola e Microsoft; per continuare con il nuovo arrivato Napster di Roxio col suo repertorio da 700 mila brani nel solo Regno Unito. Non solo: sarà presto il turno di Sony Connect in Francia, Uk e Germania, mentre al momento è impossibile prevedere in quali nazioni sarà localizzato il servizio Apple e quante canzoni commercializzerà.

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Di certo vi è la costante trasformazione di un segmento-gadget della tecnologia in un territorio di caccia ricco, ambito, difficile. Gli analisti prevedono che in Rete transiterà di qui al 2008 un terzo del valore dell’industria musicale, ma sottolineano due fattori-chiave. Secondo Yankee Group, per esempio, l’illegalità continuerà a minacciare seriamente il panorama almeno sino al 2007, laddove Forrester preferisce evidenziare il delicato ruolo cardine delle strategie di mercato. Per esempio, le nozze fra Itunes e Ipod sono state sin qui fortunate, ma non è detto che aver legato indissolubilmente le fortune dei due prodotti possa rivelarsi l’optimum anche in futuro.

La multinazionale sembra però aver totalizzato altrove il suo jackpot strategico. Per l’esattezza nella Repubblica popolare cinese, dove alla metà di maggio è stato siglato un accordo con uno dei leader nazionali della produzione di Pc. A partire da questo mese i computer di Founder Technology saranno equipaggiati con Itunes, installato già al momento della vendita. Si tratta del primo esperimento di questo genere in Cina, ma entrambe le società sono convinte possa dare ottimi risultati. E una volta conquistata Pechino, Apple potrebbe affrontare la campagna d’Europa col cuore decisamente più sereno.

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