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Il telelavoro all’italiana diventa (finalmente) realtà

Scritto da Tommaso Pericle

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Una volta siglata l’intesa in proposito fra Confindustria e sindacati, anche il nostro paese si avvia sulla strada già percorsa con successo da altri stati europei e non. Un’ottima opportunità per aziende e dipendenti, a patto di saperla cogliere
Lavorare da casa non è più un sogno, il telelavoro si fa più vicino. La svolta è datata 9 giugno 2004, quando la Confindustria guidata da Luca Cordero di Montezemolo ha siglato una storica intesa coi sindacati che ricalca l’accordo quadro europeo del luglio 2002: l’Italia si affianca perciò a Svezia, Gran Bretagna, Spagna e Olanda nel regolamentare la possibilità di svolgere in tutto o in parte la propria attività professionale fuori dalle mura dell’ufficio.
Il telelavoro all’italiana non richiede un nuovo tipo di contratto: è semplicemente una modalità alternativa di prestare la propria opera mantenendo inalterati stipendio, diritti e doveri. La scelta non può essere imposta dall’alto; né i dipendenti possono in alcun modo obbligare i propri responsabili a decidere in tal senso: ci deve essere accordo tra le parti. Il carico di lavoro deve essere equivalente tra dipendenti interni e remoti, anche se in generale chi opera a distanza può godere naturalmente di una maggiore flessibilità.

Vantaggi… condivisi
Il telelavoro è un’opportunità importante per molte ragioni. Per esempio, per chi abita lontano dalle grandi città. Il pendolarismo non è solo fonte di stress e fatica personale ma anche di rischi legati al traffico, ed è una notevole causa di inquinamento: non a caso negli Stati Uniti, che contano quasi 20 milioni di telelavoratori - i cosiddetti “telecommuter”, “telependolari” - le prime facilitazioni per lavorare da casa vennero con il “Clean air act”, una serie di misure per combattere l’inquinamento da traffico.
Oggi il 17% dei lavoratori Usa svolge almeno saltuariamente le sue mansioni fuori dall’ufficio. Poi ci sono i genitori con bambini piccoli, specie se single. In Inghilterra, altro paese ad alta densità di remote worker (sono più di 2 milioni), la legge “Flexible working regulations” del 2003 offre ai genitori in difficoltà la possibilità di telelavorare o di ritagliarsi un orario di lavoro su misura.
Il lavoro a distanza aiuta chi ha difficoltà a muoversi, ma anche semplicemente chi preferisce lavorare da casa. Questo sembra suscitare l’interesse delle aziende, specie da quando lo studio Sustainable teleworking (Sustel) voluto lo scorso anno dalla Commissione europea ha stabilito che con questo strumento la produttività può salire di oltre il 60% e la qualità del lavoro del 57-77%.
Senza contare che le imprese risparmiano parecchio: evitando di ospitare alcuni dipendenti nei carissimi uffici del centro di Londra, visto che lavorano a casa loro, British Telecom risparmia 100 milioni di sterline all’anno.

La dotazione tecnologica
Restano a carico delle società i costi legati all’equipaggiamento hi-tech del personale fuori sede, fra Pc - che può pure essere una macchina qualsiasi - e strumenti di comunicazione: la rete deve essere particolarmente sicura e a banda larga, e visto che tra la casa del lavoratore e la sede transiteranno dati sensibili, è necessario collegare almeno una Vpn (virtual private network) per l’accesso alle applicazioni aziendali. Anche il software deve essere ad hoc e prevedere soluzioni di groupware, teleconferenza e condivisione dei documenti.
Un esempio per tutti è dato da Microsoft Office 2003, che integra potenti strumenti per il teamworking, stanziale o remoto che sia. Per comunicare con i colleghi in maniera informale, rapida e sicura si stanno diffondendo le versioni business dei più diffusi pacchetti di instant messaging: ancora Microsoft ha annunciato Office live communications server 2005, dove la messaggistica istantanea si integra con Office e si allarga agli utenti esterni alla rete aziendale.
Ibm di recente ha completato la transizione a Java di Lotus e l’ha integrata con Websphere. Il risultato sono quattro prodotti Workplace per la posta, le conferenze via Internet, i messaggi e il content management: in una parola, quello che ci vuole per telelavorare.
L’ultimo grande scoglio che rimane per il telelavoro è di tipo psicologico: per l’Information Technology Association of America, chi telelavora teme l’isolamento e ha paura di non riuscire più a distinguere tra il tempo personale e quello di lavoro.
Per combattere la solitudine, nei paesi dove questa è una realtà consolidata sono nati i telecentri (o telecottage). Sono strutture che affittano ai singoli o alle aziende uffici completi o postazioni di lavoro connesse a banda larga per telelavorare senza rimanere confinati in casa. Il telecentro è geograficamente vicino al lavoratore, ubicato com’è in attorno alle grandi città. Permette dunque di evitare gli effetti negativi del pendolarismo e ricrea la socialità dell’ufficio, anche se non è detto che i colleghi lavorino per la stessa società; anzi, magari per acerrimi concorrenti.

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