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Pioggia di dati nella musica on line

Scritto da Antonio Munari

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La campagna della Riaa ha dato i suoi frutti? La risposta non è scontata
Riaa - insieme alle altre lobby d’ogni dove - non sembra intenzionata ad abbassare la guardia contro il file sharing. Di tanto in tanto viene quindi da domandarsi quali siano i frutti ottenuti finora dalle sue campagne.
Le note oltre la Rete Partiamo dalle dimensioni del fenomeno swapping nel suo complesso. Esse continuano a essere notevoli e, quel che più conta nell’economia della nostra riflessione, non accennano a cambiar di segno, dimostrando come il calo registrato subito dopo le prime denunce fosse solo una contingenza passeggera.

Tra le numerose rilevazioni statistiche sulla conformazione del P2p segnaliamo quella, recentissima, pubblicata da un team di ricercatori accademici che opera in seno all’organismo di ricerca statunitense conosciuto come Caida.
Secondo i prospetti resi noti dal gruppo, la mole di traffico che si registra sommando tutti i network del file sharing conosciuti non cala né si assesta su linee piatte dal 2003. Ergo, il file sharing - che in prevalenza ha come oggetto i materiali musicali - cresce, e ormai rappresenta una porzione maggioritaria dell’intero traffico di Rete, in barba ai comportamenti più o meno aggressivi, ma comunque determinati, delle associazioni che tutelano gli interessi dei discografici.
Per certi versi complementari alle considerazioni appena espresse e quasi altrettanto recenti sono da considerarsi le cifre diffuse dalla stessa Riaa sulle vendite musicali negli Stati Uniti. L’associazione dei discografici dichiara che nella prima metà dell’anno è stata venduta una quantità di Cd superiore di dieci punti percentuali rispetto allo stesso periodo dello scorso anno.
Il dato, reso pubblico con enfasi dalla Recording industry medesima, si presta a essere oggetto di una seria discussione alla luce della crescita continua del file sharing.

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