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Commercio elettronico, ottima salute

Scritto da Aldo Fresia

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Dati e idee dal convegno Smau “L’evoluzione dell’e-Commerce in Italia e nei Paesi Europei”» Le Pmi a Smau
In questo settore economico c’è trippa per gatti”: esordisce così Roberto Liscia, presidente dell’Anee e moderatore del convegno che venerdì 22 ottobre ha presentato i dati sull’evoluzione del commercio elettronico e che ha fotografato un panorama in ottima salute.

In Sala Marconi (Palazzo Cisi), sono intervenuti Roberto Liscia, Alessandro Perego (Politecnico di Milano, che ha collaborato con Anee-Assinform allo studio presentato nel convegno), Andrea Bianchi (Dipartimento Net-Economy Ipi), Alessandro Zollo (Segreteria Tecnica e-Committee Abi) e Antonio Conte (rappresentate della Direzione Generale per le imprese della Commissione Europea).

In diretta da Milano Molto incoraggiante la situazione presentata dai relatori: in Europa l’e-Commerce b2c consolida il trend positivo degli anni precedenti e si pone come una delle realtà economiche più fiorenti e promettenti. Il nostro paese, nonostante alcuni ritardi, conferma un aumento sia della domanda sia dell’offerta. I dati parlano chiaro: in Italia ci sono 7.000 siti che stanno sviluppando il commercio elettronico. Non solo: il valore stimato delle vendite online del 2004 si posiziona su un notevole +68% rispetto al 2003 (protagonisti principali di questo trend continuano a essere il comparto del turismo e dei trasporti, con una dinamica particolarmente marcata della vendita online di biglietti aerei).

A trascinare le vendite sono soprattutto i costi più contenuti, la possibilità di comparare più prodotti e la comodità della consegna a domicilio (anche questo dicono i dati del convegno). Non sono tutte rose e fiori, però: “L’Italia - sottolinea Roberto Liscia - presenta alcuni fenomeni inibitori. Per esempio, è il paese europeo che ha più riluttanza nell’uso della carta di credito online”. Inoltre, numerosi siti che vendono prodotti italiani sono solo in lingua italiana, con la conseguenza che “si sta creando un saldo negativo tra i prodotti stranieri venduti in Italia e quelli italiani venduti all’estero”.

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