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Da Creative Commons un “concerto globale” anticopyright

Scritto da Carlo Gubitosa

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Un Cd open content con i brani di una performance realizzata per promuovere le licenze alternative. In collaborazione con Wired Musica in rete
È possibile “globalizzare la musica” diffondendo gratuitamente concerti in rete? La rivista Wired e il movimento “open content” nato attorno alle licenze “Creative Commons” sono convinti di sì, e per dimostrarlo hanno dato in pasto al popolo delle reti un Cd musicale che raccoglie i brani del concerto newyorkese realizzato a settembre per promuovere le licenze di utilizzo alternative al copyright.

Il Cd è allegato al numero di Wired di questo mese, ma è anche scaricabile attraverso il client peer-to-peer “Bittorrent” a questo indirizzo www.legaltorrents.com/index.php?fuse=71.Le note oltre la Rete La carrellata di artisti che hanno aderito a questo progetto comprende in rigoroso ordine alfabetico Beastie Boys, Chuck D with Fine Arts Militia, Cornelius, DJ Dolores, Dan the Automator, Danger Mouse & Jemini, David Byrne, Gilberto Gil, Le Tigre, Matmos, My Morning Jacket, Paul Westerberg, Spoon, The Rapture, Thievery Corporation, Zap Mama.

“Questi musicisti - si legge sul sito Creative Commons - ci dicono che la vera creatività ha bisogno di essere aperta, viva e fluida. Quando si parla di copyright, sostengono la libertà di scelta. Questi 16 brani incoraggiano le persone a suonare con la musica anziché limitarsi a far suonare la musica”.

Per spiegare fino in fondo il senso di questa iniziativa, Creative Commons ha pubblicato sul proprio sito un fumetto nel quale si racconta che “Gliberto Gil è stato un pioniere della musica a partire dai primi anni ‘60. A partire dalle sonorità e dai ritmi che riempiono l’aria del Brasile, il suo paese d’origine, Gil ha costruito un sound veramente originale. Oggi, come ministro brasiliano della cultura, Gil vuole incoraggiare anche altre persone a fare lo stesso, per diventare qualcosa di più di semplici ascoltatori e per costruire le proprie sonorità in modo unico a partire da quello che c’è stato in precedenza, proprio come la musica popolare ha fatto per secoli. Solo adesso, riconosce Gil, la tecnologia ha portato questa tradizione su un nuovo livello, permettendo ai musicisti di usare come mattoni per le proprie creazioni non solamente le note musicali, ma veri e propri pezzi di musica”.

Il concerto è stato anche un’occasione per presentare al pubblico le nuove licenze Creative Commons dedicate alle opere dell’ingegno musicali: i brani distribuiti con la licenza “Sampling” non possono essere copiati e diffusi nella loro interezza, ma possono essere utilizzati per il campionamento, cioè per l’utilizzo di porzioni del brano come “mattoncini” per la creazione di una nuova opera musicale. Le opere derivate possono essere utilizzate anche a scopi commerciali, a condizione non vengano adoperate all’interno di messaggi pubblicitari.

La licenza “Sampling Plus”, invece, aggiunge alle libertà della licenza precedente anche la possibilità di distribuire l’intero brano per scopi non commerciali, anche attraverso i circuiti peer-to-peer. Un’ultima licenza, la “Noncommercial Sampling Plus”, introduce un vincolo sul campionamento, che può essere realizzato solo per scopi non commerciali, cioè per realizzare opere derivate da distribuire gratuitamente.

Il tutto è accompagnato da un interessante filmato “didattico”, nel quale vengono descritte le opzioni delle varie licenze e una affascinante visione del campionamento, descritto come una tecnica che permette di realizzare delle “jam session” globali attraverso internet “suonando” assieme ai grandi della musica che decidono di rendere disponibili i loro brani come “materia prima” da cui attingere sonorità e frammenti melodici, uno spirito riassunto in modo efficace nello slogan con cui Wired e Creative Commons hanno promosso questa iniziativa: “Rip. Sample. Mash. Share.”

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