Mpaa sceglie la repressione contro i film swapper
Sharing sempre nel mirino. Questa volta al cinemaCon lo stesso “stile” che ha reso celebre la lobby dei discografici, Motion Picture Association of America (Mpaa) che di Riaa è di fatto la gemella eterozigote del cinema ha deciso di interpretare la lotta alla pirateria con la stessa durezza e il medesimo ricorso alle azioni legali.
Quindi, d’ora in avanti, tolleranza zero anche per chi usa i network del file sharing per scaricare film, cioè il 25% del totale degli scaricatori, secondo le stime più recenti.
Le analogie con la Riaa riguardano anche il modus operandi: le cause partiranno all’indirizzo di John Doe, il nome convenzionalmente utilizzato nell’indicare l’utente sconosciuto.
Le note oltre la Rete La prima ondata repressiva sarà costituita da circa 200 denunce. Durissime le pene: 30 mila dollari per ogni film scaricato, che possono salire fino a 150 mila qualora venga individuata la premeditazione del reato.
La notizia ha scatenato le immediate reazioni dei liberal, Electronic Frontier Foundation (Eff) in testa, che ribadiscono l’inutilità e l’eccesso rappresentato dal ricordo alla legge in maniera così dura.
Le battaglie in tribunale, sottolinea l’Mpaa, verranno supportate da una serie di campagne di pressione, sensibilizzazione ed educazione degli utenti contro la pirateria. Queste consisteranno per esempio nell’affissione di manifesti in cui il download è descritto e demonizzato alla stregua di un grave crimine come pure nella diffusione nel circuito cinematografico e televisivo di brevi filmati a contenuto dissuasivo.





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