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Nikon D70: l’erede della D100 nata per il mercato prosumer

Scritto da Paolo Marelli

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La risposta di Nikon alla Canon Eos 300D stupisce per qualità, ricchezza di funzioni e un sensore ereditato dalla D100, ma ulteriormente migliorato.
Sino all’autunno scorso l’offerta di fotocamere digitali era nettamente divisa tra il settore consumer e quello professionale. A differenza della pellicola, dove l’offerta di modelli era più o meno senza soluzione di continuità passando dall’amatoriale al professionale in un crescendo di prestazioni e costi, il digitale aveva i confini ben delineati. Se per una prosumer di prestigio si parlava di cifre intorno ai mille euro, per la più economica delle reflex professionali non sarebbe bastato il doppio della spesa per acquistare il solo corpo, cifra a cui si sarebbe dovuto la spese per le ottiche. Tuttavia, secondo un copione già visto nell’elettronica di consumo, i prezzi erano in costante discesa e un’accelerazione molto forte in tal senso la diede Canon con l’annuncio di un modello reflex (la Eos 300D) il cui costo, comprensivo di ottica, era allineato alle compatte prosumer di fascia alta. Le conseguenze di questa strategia si manifestano oggi analizzando l’offerta del mercato: il segmento prosumer ha innalzato le prestazioni e ridotto i prezzi di un bel 20%, mentre le concorrenti reflex di Canon hanno giocoforza diminuito sensibilmente i listini. Nikon ha sfornato la D70, un modello che per caratteristiche e costi va a concorrere sul terreno della Eos 300D.

A prima vista l’ingombro della D70 è molto simile alla rivale Canon Eos 300D ed anche il peso riporta lievi differenze tra i due apparecchi: 679 grammi per la Nikon, esattamente 30 in più della rivale. Tuttavia rimarchiamo che la colorazione completamente nera le conferisce senz’altro un look più professionale. Il corpo è realizzato in policarbonato, meno nobile delle leghe in magnesio o titanio viste su altri apparecchi, ma senza dubbio robusto e pratico. Nikon ha fatto la storia della fotografia e, in particolare, la storia della fotografia 35mm e dei relativi apparecchi reflex: l’eccellente ergonomia, la cura posta nell’accoppiamento dei materiali e l’elevato grado di finitura della D70, sono una logica conseguenza di quanto maturato dal marchio nel corso degli anni.

La disposizione dei comandi prevede l’utilizzo di due ghiere di comando poste sullo stesso piano, di cui una sotto il pulsante di scatto che sporge dal frontale dell’impugnatura, l’altra collocata esattamente all’opposto. La ghiera di selezione è stata invece sistemata a sinistra del pentaprisma. Ricordiamo brevemente che con la ghiera di selezione s’impostano le varie modalità di scatto, mentre con le ghiere di comando si variano i parametri al loro interno. La vocazione alla semplicità della D70 si desume da questi particolari: in manuale con una ghiera si comandano i tempi d’otturazione, con l’altra i diaframmi; oppure premendo il pulsante preposto alla funzione di bilanciamento del bianco, con una ghiera s’impostano i vari settaggi disponibili, con l’altra si variano questi ultimi di +/- 3 unità come si opera con una sintonia fine, per aggiustare i valori in modo più preciso (ogni unità corrisponde a una variazione di temperatura colore di circa 10 Mired).

In generale, quasi tutte le impostazioni operano in questo modo, sfruttando l’efficienza offerta dalla doppia ghiera. Tutti i settaggi di rilievo sono dunque impostabili in modo razionale e veloce, rendendo intuitivo l’utilizzo della fotocamera. La velocità complessiva è una dote per cui questa reflex si fa davvero apprezzare. All’avvio la macchina è pronta immediatamente allo scatto e questo lo abbiamo più volte ritenuto un fattore molto importante, pensando a quegli scatti da cogliere al volo, in cui si arriva con la fotocamera spenta.

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