Cervelli in gioco
Interactive Productline presenta l’ultima frontiera dei passatempi zenFantascienza, telecinesi o magia: devono aver pensato questo, i primi (indubbiamente stupiti) che hanno visto all’opera Mindball, un gioco che sarebbe stato perfetto nella sala svago di Star Trek. La svedese Interactive Productline ha trasformato una fantasia, “la mente che controlla gli oggetti”, in un prodotto di intrattenimento che richiede come unica capacità quella di essere senzienti. Mani, azioni, joystick o meccanismi vari: tutto superfluo. Lo scopo è spingere una pallina nella porta dell’avversario, muovendola con il pensiero.
Eppure, non siamo nel campo degli effetti speciali né della parapsicologia: Mindball sfrutta principi scientifici in un modo innovativo e originale, e forse apre orizzonti di gioco (e di interattività in senso più vasto) potenzialmente rivoluzionari.
Il boom del divertimento Come funziona
Ognuno dei due giocatori, seduti agli estremi del tavolo da gioco, indossa sulla fronte una fascia equipaggiata di elettrodiodi in grado di rilevare l’attività elettrica del cervello, nello specifico le onde mentali Alpha (8-12) e Theta (3-8 Hz). Il principio è lo stesso di una macchina per l’encefalogramma.
I diodi sono a loro volta collegati a un biosensor system, che analizza le onde e le trasforma in comandi di gioco diretti al magnete, disposto sotto la superficie di gioco in corrispondenza della sfera (una pallina di acciaio ricoperta di gomma): il magnete, spostandosi avanti o indietro in linea retta, muove la sfera verso il goal.
L’arte del gioco zen
A sorprendere non è solo la tecnologia impiegata, ma anche il concetto stesso su cui Mindball si regge: un completo ribaltamento del valore della competitività. L’agonismo da killer necessario in qualunque altro gioco, con Mindball non porta a nulla. Al contrario, prevale il giocatore più tranquillo, perché le onde Alpha e Theta si rilevano solo quando la mente e il corpo sono calmi e rilassati.
Per vincere bisogna non desiderare di vincere (mentre desiderare di non vincere è controproducente). Svuotare la mente, pensare a non pensare, concentrarsi sul vuoto, ed ecco che la pallina comincia a scivolare verso la porta dell’avversario, ma basta un sussulto di eccitazione, un impulso che infrange la quiete (“Sto vincendo!”), per perdere terreno e vedere ribaltate le sorti della partita.
Quello sperimentato da Interactive Productline è un gioco zen e chi l’ha provato garantisce che l’esperienza si può definire, a modo suo, divertente. Inutile dire che è meglio non sfidare un maestro yoga.
Varianti e multiplayer
Mindball si presta comunque ad alcune varianti piuttosto interessanti. Si può, ad esempio, passare al gioco cooperativo, nel tentativo di mantenere la sfera in equilibrio in mezzo la tavolo il più a lungo possibile. Oppure, si può applicare il classico schema del gioco competitivo cercando di trascinare la sfera nella propria porta.
Come dire: il cervello più agitato vince. Il massimo di Mindball si esprime però con l’accessorio Multiplayer, che consente di sfidarsi tre contro tre e tre contro uno: il sistema biometrico calcola in tempo reale una media delle onde prodotte dai tre membri della squadra e la confronta con la media della squadra avversaria. Per un osservatore esterno la vista è bizzarra: sei persone sedute intorno al piano di gioco, sorridenti e magari con gli occhi chiusi, intente a umiliare gli avversari a colpi di relax.
Dietro Mindball c’è del genio. Peccato che sia un gingillo destinato a pochi (ma è disponibile anche a noleggio): i modelli Mindball Blue e Mindball Oak, in puro legno di quercia, costano circa 15.000 euro e il lussuoso Mindball Mt con tanto di sedili in pelle oltre 26.000, mentre l’accessorio per il Multiplayer è disponibile a “soli” 2.200 euro.





1 De Bortoli Vinicio
il 28/01/2010 alle 11:00
Sono l’ing. De Bortoli l’inventore del sistema di decodifica delle onde, segnali cerebrali in comandi digitali (bit), navigando su internet ho visto il vostro sito, mi ha fatto piacere quanto dite, unica nota di rammarico da parte mia e che questo brevetto europeo di invenzione sia ormai scaduto a livello industriale in quanto per 20 anni non sono riuscito a metterlo in produzione.
Ora dopo 20 anni tutti si svegliano improvvisamente, e realizzano un mucchio di sensori cuffie caschi e giochi vari sfruttando la mia invenzione senza ricordarsi di chi e la paternità scientifica del trovato, anzi qualcuno ha dichiarato di essere lui l’inventore.
Il sistema di decodifica da me inventato si presta ad un numero infinito di applicazioni, e sono disponibile a questo punto a dare ulteriori spiegazioni commenti e novità.
Cordiali saluti
Ing. Vinicio de Bortoli
2 hoxon
il 17/05/2010 alle 13:08
Il sig. De Bortoli, secondo la sua biografia ufficiale da lui stesso scritta sul suo sito web, non si è laureato (tra l'altro studiava fisica, non ingegneria), quindi non capisco perché si firmi ingegnere. Inoltre, dice di aver ricevuto la tecnologia dagli alieni, quindi direi che ciò che racconta è altamente dubbio.
Infine, NON è in nessun modo colui che ha scoperto il "prinicipio di decodifica delle onde cerebrali" né l'inventore delle Brain Computer Interfaces, visto che già Vidal nel 1973 (13 anni prima del suo brevetto) lo aveva fatto.