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L’open source dell’universo. Virtuale, si intende

Scritto da Antonio Munari

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Una panoramica su tre delle principali piattaforme aperte per la creazione di mondi elettronici
L’open source è uno dei mondi Ict più estesi, ma - fuor di metafora - può costituire anche un valido modello per la creazione di un universo a parte. Virtuale, si intende, ma pur sempre di universo si tratta. Per esteso, questa particolare forma di applicazione della filosofia aperta viene definita open-source metaverse.
Tecnologia aperta Si tratta di un concetto emergente che chiama in causa anche il mondo dei videogiochi in Rete, la totale assenza regole unita a un approccio al multiplayer per così dire “anarchico”, e delle vere e proprie piattaforme tecnologiche. Una notissima webzine, in un articolo dedicato all’esplorazione del fenomeno ha individuato tre grandi filoni del genere, ognuno dei quali rappresentato da un proprio sistema.

In testa al gruppo viene collocato l’Open Source Metaverse Project (Osmp) che senza falsi timori si autodefinisce come un corrispettivo tecnologico open source e trasversale ai motori per la costruzione di mondi virtuali che sul mercato che fanno capo per esempio a Second Life, a There o ad Active Worlds. Ospitata su Sourceforge.net, la piattaforma è accessibile a partire da qui.
L’altro progetto meritevole di una qualche attenzione è Croquet, una combinazione di software open source e architetture di rete che supporta la collaborazione e la condivisione di risorse in modalità grafica tra un numero pressoché infinito di utenti. L’interfaccia può essere sia a due che a tre dimensioni.

La carrellata si chiude con un acrostico piuttosto curioso: Muppets. Si tratta della Multi-user programming pedagogy for enhancing traditional study fuoriuscita dagli studi che Andy Phelps, docente di informatica al Rochester Institute of Technology, ha condotto al fine di creare una piattaforma tecnologica in grado di introdurre ai suoi corsi anche le matricole a corto di conoscenze sofisticate di programmazione.
Lo stesso Phepls si spinge a voler fare un po’ di chiarezza sulle differenze tra i sistemi virtuali open source e quelli a carattere commerciale. I primi, spiega lo scienziato, sono particolarmente focalizzati sulla ricerca e spingono i partecipanti a creare contenuti più che a coinvolgerli in una o più specifiche avventure. Questo approccio, unitamente all’assenza di vincoli all’ingresso e al coinvolgimento tipica dell’etica “aperta”, fa sì che la somma di tutti i contributi offerti dagli utenti-partecipanti corrisponda a una vera evoluzione del mondo. Virtuale, si intende.

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