Pacman si umanizza
Con Human Pacman si esce dallo schermo e si gioca per stradaRicordate il buon vecchio Pacman, il videogame che imperava nei bar e nelle sale giochi all’inizio degli anni ‘80? I più vecchi fra voi sicuramente ci avranno giocato e i più giovani lo avranno perlomeno sentito nominare: un’insaziabile pallina gialla (Pacman) si muoveva all’interno di una griglia-labirinto mangiando tutto quello che trovava, stando attenta a non farsi beccare dai terribili fantasmini.
>Il boom del divertimento Messa in soffitta la versione originale, adesso è l’ora di Human Pacman, che sposta il campo di gioco dallo schermo alla strada. Presso la National University di Singapore, l’équipe di ricercatori del Mixed Reality Lab, coordinata dal professor Adrian David Cheok, ha lavorato per più di un anno e mezzo (dal novembre del 2002) per mettere a punto un’esperienza ludica in cui si mescolano il virtuale e il reale: Pacman e i fantasmini non sono più pixel colorati, ma persone in carne e ossa, che interagiscono con le stesse regole e modalità del videogame, ma muovendosi fisicamente all’interno di un’area estesa.
Naturalmente il trucco c’è e si vede: ogni giocatore indossa a mo’ di zainetto un wearable Pc (con Cpu da 3 Ghz e scheda video GeForce 4 Vga), tecnologie per collegamenti wireless (Bluetooth e Wlan), un navigatore Gps e uno speciale visore stile “Matrix” o “Johnny Mnemonic”. Grazie alla Wlan (il cui segnale determina di fatto l’estensione del campo di gara) viene garantito il collegamento a un server centrale (il cervellone che coordina tutto il sistema); il Gps stabilisce in tempo reale la posizione dei partecipanti, mentre gli “occhiali” consentono di vedere un mondo davvero speciale, dove la realtà circostante si unisce al virtuale, arricchendosi di oggetti e informazioni - un esempio della cosidetta Augmented Reality.
Lungo vialetti e marciapiedi galleggiano a mezz’aria palle colorate (i cookie, totalmente virtuali) e barattoli di zucchero (scatole reali, contenenti dispositivi Bluetooth che comunicano con il weareable Pc) che Pacman deve divorare per guadagnare punti e rifornirsi di energia; sul display appare anche il proprio status, il dettaglio della posizione e il punteggio acquisito. Scopo dei fantasmi è ovviamente quello di trovare, inseguire e toccare Pacman sulla spalla (dove si trova un apposito sensore) fino a togliergli tutte le vite.
Oltre ai giocatori sul campo, sono previsti degli aiutanti esterni: collegati in remoto via Internet, hanno una visione della situazione “dall’alto” e possono suggerire la migliore direzione da prendere inviando dei messaggi per iscritto a Pacman o ai fantasmi.
Lo scopo che il professor Cheok afferma di essersi prefisso attraverso Human Pacman è quello di sfruttare le più moderne tecnologie per superare la staticità e la tendenza all’isolamento indotta dai videogame tradizionali, promuovendo l’attività fisica e l’interazione sociale.
Creative avrebbe espresso un certo interesse per realizzarne una versione da commercializzare, anche se le possibili applicazioni di questi studi vanno ben al di là dell’ambito ludico: oltre agli impieghi in campo medico e ingegneristico, il sistema potrebbe essere sfruttato per scopi bellici. Non è un caso che il progetto del Mixed Reality Lab sia sponsorizzato proprio dall’esercito di Singapore…





Ancora nessun commento.