Robot e media art al Stuttgarter Filmwinter
Reportage dal festival cinematografico che dà spazio alla narrativa elettronicaGiunto ormai alla maturità, ossia alla diciottesima edizione, lo Stuttgarter Filmwinter (che si è tenuto dal 13 al 16 gennaio a Stoccarda) è uno dei festival cinematografici internazionali che da tempi non sospetti ha affiancato alla selezione di opere filmiche un’altrettanto nutrita sezione di opere di narrativa elettronica.
Suddivisa in tre sezioni (installazioni & performance, off line e on line) questa sezione ha ospitato lavori selezionati fra le centinaia di proposte giunte agli organizzatori, con una notevole percentuale delle stesse provenienti dal territorio circostante. Le installazioni sono state collocate nell’ampia Württembergischer Kunstverein, da poco convertita ad esposizioni di media art, e hanno offerto un panorama sufficientemente vasto di temi e tecniche contemporanee, spaziando dalle installazioni video (‘Pitt Bull Germany’, quattro canali con altrettanti silenti ragazzi della Bochum suburbana) ai microrobot (‘Elf - Electronic Lifeforms’, piccole creature elettroniche alimentate ad energia solare) alla sound art (‘Sound Installation no.1’, un hack che collegando le uscite alle entrate di un amplificatore per home theatre permette di ascoltarne gli stridenti segnali elettrici, o ‘G-Player’, la performance di un misterioso e falso apparecchio per ascoltare i suoni rilevati dai satelliti in orbita).
Tra arte e A.I.
Al centro di quest’edizione c’è stata senz’altro un’attenzione particolare alla ‘tutela delle differenze culturali’ in uno scenario globale che tende a schiacciare inesorabilmente le diversità. In tal senso le opere presentate hanno contribuito a sottolineare aspetti della realtà quotidiana diversi da quello che viene giornalmente propagandato da televisione e mass media in generale.
‘Ting Wo Shuo’, per esempio era un’installazione video di Liu Wei e Amy Zi, fatta di cinque interviste a persone abusate dalle autorità cinesi per motivi umanitari, che hanno reagito con altrettante petizioni, o (T)error di Robert Praxmarer, un videogioco che permette di agire nel ruolo di George W. Bush, Osama Bin Laden o Tony Blair, scansando fisicamente le armate avversarie e distruggendo, invece i civili, collezionando dollari e petrolio per passare al livello successivo.
Fra i lavori on line vanno infine ricordati ‘Decision-Helper’ di Melanie Wein, una sorta di moderno oracolo per e-mail, ‘Slikari Putuju’, un diario di performance pittoriche giornaliere in luoghi pubblici, ‘Every Environment Is
Text-Rich #4’ di Brooke A. Knight, una sintesi grafiche di diverse webcam, ‘Blogbot’ di Alex Dragulescu, una resa letteraria automatica e graficamente ricca di un blog e ‘Stop Motion Studies - Series 13’ di David Crawford, piccole sequenze rese con tecniche di stop-motion.





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