Il garante della privacy: attenzione alla gogna elettronica!
Il diritto ad essere dimenticati dai motori di ricerca_Internet: le notizieLa presenza sempre maggiore di dati personali in Rete può innescare una “moderna gogna elettronica” dalla quale è necessario proteggere i cittadini attraverso maggiori garanzie. L’allarme è stato lanciato dal garante della privacy Stefano Rodotà, che oggi a Roma ha presentato la relazione sull’attività dell’authority nel 2004.
Lo scorso anno è stato segnato da un aumento costante del lavoro dell’Autorità garante per la privacy rispetto al 2003: sono stati decisi 731 ricorsi (rispetto ai 609 del 2003 e ai 390 del 2002); è stata data risposta a 1.699 quesiti (nel 2003 erano 786 e 824 nel 2002) e 7.770 segnalazioni e reclami (erano 3.796 nel 2003 e 2.532 nel 2002). Inoltre, le ispezioni hanno registrato una crescita del 45 per cento: 100 sono state eseguite in loco e 7 con accessi a banche dati con autorizzazione del tribunale competente. Le risposte telefoniche a richieste di informazioni sono state circa 10.000, mentre quelle per posta elettronica circa 13.000.
Infine, le notificazioni al garante sull’avvio di trattamenti di dati personali per i casi previsti dal codice sono state poco più di 10.000.
L’anno scorso il garante diceva che… [leggi la sintesi della relazione del 2004]
L’attività dell’Autorità ha interessato numerosi campi: credito al consumo, nuovi elenchi telefonici, riservatezza nelle strutture sanitarie, ricette anonime, videofonini, voti scolastici, propaganda elettorale, spamming, videosorveglianza. Particolare rilievo ha assunto la tutela di chi naviga in Internet e la conservazione dei dati sul traffico telefonico e telematico.
Dalla Rete Su quest’ultimo fronte Rodotà ha ricordato l’intervento contro l’ipotesi di conservazione dei dati relativi al traffico su Internet. “La conservazione massiccia dei dati del traffico telefonico - ha sottolineato il garante - ormai superiore a seicento miliardi di informazioni per le chiamate in uscita (e si conservano anche i dati riguardanti i trecento milioni di Sms scambiati ogni giorno), viene considerata senza particolari preoccupazioni, probabilmente perché non riguarda i contenuti delle conservazioni e dei messaggi”.
Diversa è l’attenzione che merita la Rete.
Che Google dimentichi. Tra l’altro, a margine della relazione, Rodotà ha parlato di un prossimo provvedimento sul cosiddetto ‘diritto all’oblio’, legato alla memoria dei motori di ricerca sul web. Con diritto all’oblio, il garante si riferisce alla possibilità di essere dimenticati nella sfera pubblica, per esempio anni dopo un avvenimento di cui si è stati protagonisti o vittime. Non è chiaro quale sarà il provvedimento allo studio e come potrà essere applicato ai motori di ricerca come Google e Msn Search o Yahoo!, che hanno sede negli Stati Uniti e quindi fuori dalla giurisdizione italiana ed europea, ma che sono consultabili in tutto il mondo
Sempre in tema di nuove tecnologie, il garante ha appena avviato una consultazione pubblica su argomenti come le carte di fidelizzazione, la tv interattiva e le etichette intelligenti, vale a dire i sistemi di identificazione a radiofrequenza o Rfid. “Non è possibile - ha dichiarato Rodotà - mettere in commercio un ciclomotore o taluni giocattoli senza una certificazione che ne attesti la sicurezza.
La stessa logica deve essere adottata per l’insieme delle tecnologie dell’informazione e della comunicazione come ha appena fatto il Garante italiano e il Gruppo Garanti europei segnalando ai produttori la necessità di progettare i videofonini e le etichette intelligenti in modo da escludere rischi per la privacy”. Il garante, inoltre, pensa “all’uso delle carte di pagamento scalari - ha spiegato ancora Rodotà - che consentono di non lasciare traccia quando si percorre un’autostrada o si telefona o si acquista un programma televisivo”.
Il diritto di uscita. Un concetto su cui ha insistito il garante è il diritto di uscita: “Spesso - ha spiegato Rodotà - le persone scoprono che per effetto di un consenso manifestato riempiendo un questionario o acquistando un bene o un servizio, cominciano ad arrivare sollecitazioni o messaggi non graditi. Diventa così essenziale poter revocare nel modo più semplice quel consenso dato con una certa leggerezza, per uscire dalla gabbia che si è contribuito a costruire attorno a noi stessi”.
Esiste anche “il rischio dell’impropria deriva tecnologica” nel settore della salute con l’inserimento sotto la pelle di un microchip per l’identificazione di pazienti affetti da particolari patologie e in alcune proposte di costituzione di banche dati del Dna. “Appare giustificata una normativa - ha aggiunto il garante- che, seguendo le indicazioni della Corte costituzionale, disciplini il prelievo di campioni genetici per finalità di giustizia in forme rispettose delle garanzie della libertà personale e della dignità. Per quanto riguarda la costituzione di banche dati del Dna di persone condannate, imputate o indagate, vanno però rispettati i principi di necessità, finalità e proporzionalità che, in primo luogo, richiedono un rigoroso controllo della rilevanza di dati genetici per ciascun tipo di reato”.
Nella relazione, infine, c’è spazio per i rapporti tra l’autorità e le istituzioni. “Mentre vi è buona collaborazione con la Presidenza del consiglio”, ha detto Rodotà, “molti sono i casi di ‘disattenzione ministeriale’.
È il caso dell’ultima finanziaria che prevede un centinaio di decreti attuativi, dei quali almeno un terzo incide sulla materia della protezione dei dati. Omissioni della consultazione del garante rischierebbero di produrre un ridimensionamento della protezione dei dati in forme contrarie ai principi di legalità”. Rodotà ha messo in luce il problema della mancanza di risorse: “Non chiediamo soltanto risorse. Crediamo - ha dichiarato - che sia necessario salvaguardare la natura delle autorità di garanzie, consentire che possa consolidarsi e rafforzarsi un nuovo circuito istituzionale che sta disegnando nuovi equilibri tra i poteri”.





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