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Musica on-line: non sfonda il modello Napster-Virgin

Scritto da Antonio Munari

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I risultati di un recente sondaggio curato da Park AssociatesUna Rete di note
La musica è on line: se ormai non ci sono più grossi dubbi sulla direzione più probabile del mercato, il miglior modello di acquisto dei brani è ancora tutto da definire.
A oggi, le alternative sembrano essere due, l’acquisito della singola canzone o la formula di abbonamento (offerti per esempio da Napster e da Virgin Music) che, dietro pagamento di una cifra fissa - solitamente mensile - dà diritto a scaricare un quantitativo di tracce che, in molti casi, tende all’infinito.
Secondo le ultimissime rilevazioni, gli utenti che decidono di aderire a una proposta flat a forfait piuttosto che allo schema tradizionale sono ancora pochi. Così come sembra essere particolarmente ridotta la quantità di persone - circa l‘8% del totale - che dichiara di trovare tale modalità più interessante.

Musica dell’altro mondo! Le ragioni del gap tra i due meccanismi sono numerose. Su tutte c’è la maggiore giovinezza dei servizi di abbonamento, introdotti in tempi relativamente recenti in un contesto già dominato dalla compravendita del singolo brano. Stando però quanto si legge per esempio sullo studio in materia appena pubblicato dalla sondaggista specializzata Park Associates, ai musicofili che si rivolgono alla Rete più di ogni altra cosa non piace la formula del brano in affitto, sulla quale si basa la gran parte dei servizi di download in abbonamento oggi disponibili.
Questi, infatti, prevedono che l’acquirente non diventi proprietario del brano che acquista, bensì lo prenda soltanto in una sorta di noleggio: una volta estinto il pagamento della quota fissa, le canzoni non saranno più disponibili.
Come conseguenza, gli indubbi vantaggi in termini di economicità derivanti dalla stipula di un abbonamento finiscono per venire meno se proiettati in un arco di tempo medio o lungo.

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