Dressing ourselves inventa l’abito-autoritratto
Moda, design, hi-tech e architettura: intersezioni possibili_Il look dell’uomo pesce_Photogallery gadgetUna mostra fuori dagli schemi, “Dressing Ourselves”: organizzata presso lo spazio Cubo della Triennale di Milano (02 724341) fino al 20 marzo, dà accesso a un particolarissimo mondo della moda. Quella nel capoluogo lombardo rappresenta la prima tappa di un evento itinerante che toccherà New York, Tokyo e Londra.
Prodotta dalla stessa Triennale in collaborazione con Yoox, patrocinata dal Comune di Milano e dalla Camera nazionale della moda italiana, l’esposizione non custodisce semplici abiti pret-a-porter e nemmeno sfavillanti capi di haute couture; gli stilisti non sono i soliti patinati delle sfilate ma artisti di vario genere, che interpretano il vestire costruendo “L’abito autoritratto”.
Sono ben trenta, infatti, le personalità di fama internazionale dell’architettura - tra cui William Asop, Makoto Sei Watanabe e Peter Wilson - del design (Markus Benesch, Toshiyuki Kita) della musica - Devendra Behnart e Johannson Bardi - o dell’arte, come Enrica Borghi e Pablo Echaurren, che hanno disegnato e indossato la propria visione rivoluzionaria della moda.
Cocktail di tecnologia Obiettivo del progetto è un percorso antropologico che permette di entrare in contatto con culture, esperienze e materiali molteplici. Perché ogni espressione è contaminazione tra le differenti discipline e abbattimento di qualsiasi barriera. Così ci si ritrova davanti ad abiti-opere d’arte ispirate a suggestioni tecnologiche - come quelli catarifrangenti, che cambiano a seconda della luce - ma anche alla tradizione, grazie all’utilizzo di materiali come la lana cotta oppure il muschio.
Il curatore della mostra Alessandro Guerrero - “Compasso d’oro” per il design, fondatore del gruppo di designer italiano post avanguardistico Alchimia e della scuola post universitaria di design industriale e per la moda - ha sottolineato il disegno antropologico dell’allestimento, in cui al centro dell’attenzione c’è l’uomo, rilanciando una sfida: poter dire ancora una volta “io” mentre là fuori, etica, scienza, estetica, moda diventano i nuovi sistemi coagulanti di ogni cosa.
Federico Marchetti, fondatore e amministratore delegato di Yoox ha messo in evidenza come la scelta di produrre la mostra risalga alle indagini e agli studi compiuti dall’azienda sulle rappresentazioni virtuali del corpo espresse dal progetto Yoox Cover, onirica galleria di personaggi che indossano abiti come architetture e re-inventano la moda come espressione dell’individualità. Davide Rampello, presidente della Triennale di Milano, ha evidenziato come “Dressing Ourselves” si inserisca a pieno titolo nel filone delle esposizioni volte non solo a indagare il design ma anche a far emergere le personalità.





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