Oscar: potevamo stupirvi con effetti speciali…
I tentacoli di Octopus in Spiderman, le magie di Harry Potter e le ambientazioni futuristiche di “Io, Robot”P2P fra suoni e immagini_PhotogalleryIl prossimo 27 febbraio sarà la notte degli Oscar. Tra le 24 statuette in palio, una ci riguarda da vicino: quella che andrà ai migliori effetti speciali. Se la contenderanno “Harry Potter e il prigioniero di Azkaban”, “Io, Robot” e “Spiderman 2”, tutte pellicole che - com’è scontato per i film dei nostri giorni - contano moltissimo sulla computer grafica per lasciare a bocca aperta gli spettatori.
La presenza di un calcolatore dietro ai robot che combattono, ai salti dell’uomo ragno e alle creature di Hogwarts non rende tuttavia meno creativo il mestiere del progettista di effetti speciali di un tempo. Il computer è solo uno strumento in più che si aggiunge a quelli classici della sua arte, e per ottenere grandi risultati oggi come ai tempi di Carlo Rambaldi (l’italiano che ha creato E.T., sotto forma di bambolotto meccanico) spesso è necessario addentrarsi in terreni sconosciuti.
Per esempio, nel 1995 per girare Jumanji è stato necessario sviluppare programmi completamente nuovi solo per rendere verosimile la criniera dei leoni. Oggi il computer si usa moltissimo, ma per affiancare e non per sostituire gli animatronic, ovvero i robot che riproducono le creature” dei film e che - per esempio - sono stati usati in moltissime scene della Carica dei 101, o i sofisticati costumi che si fanno indossare agli attori.
Tra i più famosi c’è il robot R2D2 di Guerre Stellari, scomodissima armatura in cui si muoveva il bravissimo artista nano Kenny Baker. Lui e il collega Anthony Daniels, che dava vita all’altro robot C-3PO, sono stati gli unici attori ad avere avuto un ruolo in tutti e sei i film della saga di George Lucas.
Sound & vision Io, robot
Gli effetti speciali del film tratto dall’omonimo romanzo di Isaac Asimov sono stati curati da John Nelson, premio oscar per “Il Gladiatore”, e realizzati da Digital Domain. Scartata la strada dell’animatronic, che pure aveva dato ottimi risultati per i robot cattivi dei vari Terminator e anche quella dell’uomo in tuta scelta invece dai creatori di Robocop, Nelson si è affidato in toto alla computer grafica per poter dare la massima possibilità di movimento alle sue creature. “Con i robot facciamo delle cose che non avremmo mai potuto fare con degli attori in carne ed ossa”, spiega Nelson.
Sonny, il protagonista robot, è impersonato dall’attore Alan Tudyk: questi recitava completamente inguainato in una tuta verde. Con la tecnica del motion capture, le espressioni dell’attore sono state poi sostituite da quelle del robot creato dal computer. Una delle complicazioni di Sonny è che è un po’ translucido, vagamente somigliante ai computer Apple, e questo ha portato a dover risolvere problemi inediti: “La gestione delle luci si è rivelata estremamente difficile e l’illuminazione è stata studiata come non mai”, ha detto Nelson. “Anche per quanto riguarda i suoi effetti su un oggetto - ha però proseguito - oggi possiamo dire di saperne molto più di ieri”.
Problemi nuovi che oltre alla potenza di calcolo hanno richiesto tecnologie di ripresa di nuova concezione. Le scene girate con la cinepresa Robo Tile, che ha la caratteristica di poter funzionare quasi al buio oppure con un’illuminazione estrema sono state usate per creare gli effetti luminosi delle riprese che combinano attori in carne e ossa, robot digitali, scenografie elettroniche e set cinematografici.
In “Io, Robot” ha debuttato anche Encodacam, una tecnologia sviluppata, ma non utilizzata, per la serie di Matrix. In sostanza, un sistema che permette al regista di combinare la computer grafica con le riprese reali nel momento stesso in cui gira il film.
Una specie di sofisticatissimo preview di quello che sarà il prodotto finale. Per esempio, nella scena in cui il detective Spooner passa in rassegna i robot in fabbrica, il cameraman inquadra solo l’attore in un set vuoto, visto che i robot generati dal computer saranno aggiunti in un secondo momento; ma grazie a Encodacam, nel mirino della cinepresa appaiono anche loro, come se fossero fisicamente presenti. E questo ha consentito di studiare l’inquadratura in modo molto più naturale.
Harry Potter
Come in tutti i film tratti dai libri di J.K. Rowling, anche l’ultimo Harry Potter deve vedersela con una sfilza di creature che sono state una sfida per i maghi degli effetti speciali: l’ippogrifo, il lupo mannaro alter-ego mostruoso del professor Lupin, i Dissennatori guardiani di Azkaban, senza contare le scene estremamente complesse, come la corsa dell’autobus fantasma per le strade di Londra. Non per niente la Warner Bros ha affidato gli effetti a un mostro sacro come Robert Legato, già vincitore dell’oscar per gli effetti di Titanic.
Legato si è rivolto alla créme del settore, da Industrial Light & Magic di George Lucas, a Sony Picture Imageworks e Mill Film (di Tony e Ridley Scott), solo per fare qualche nome. Il risultato è che la terza avventura del maghetto inglese è la più ricca di tutte dal punto di vista visuale.
L’autobus a tre piani che scorrazza per la città è stato costruito per davvero, modificando il telaio di un autobus londinese ritirato dal servizio e poi elaborato in computer grafica. Il mostruoso bus è stato ripreso in varie zone di Londra, montando gli spezzoni per dare l’idea che stesse scorrazzando per la città a duecento chilometri l’ora. I Dissennatori sono stati realizzati al computer, ma i loro movimenti sono stati provati prima usando marionette immerse in acqua torbida. Quanto all’ippogrifo, ha richiesto lo sviluppo di nuovo software per la gestione delle penne, che specialmente durante il volo dovevano muoversi tutte all’unisono, come in un vero uccello.
Il risultato è stato così convincente che in attesa dell’oscar l’ippogrifo si è già aggiudicato il prestigioso premio di Visual Effect Society (Ves) per la categoria “Incredibile prestazione di un personaggio animato in un film con attori”, che si aggiunge al riconoscimento con cui la stessa Ves ha premiato la corsa dell’autobus magico.
Spiderman 2
L’uomo ragno sarà un po’ in crisi psicologica, se a un certo punto del film gli vengono pure le vertigini, ma non è certo in crisi “visuale”, visto che si è già aggiudicato tre premi della Visual Effect Society: per gli ambienti digitali, e precisamente per la ricostruzione della New York notturna, per la sequenza in cui Peter Parker vestito da ragno frena un treno con i piedi e per la prestazione di Alfred Molina nei panni del dottor Ock (che sta per Octopus, polpo).
Un netto miglioramento rispetto al primo “Uomo ragno” caratterizzato da tocchi in vago stile Playstation che non hanno soddisfatto i più critici. Sono state circa 500 le scene elaborate elettronicamente in varia misura da Imageworks, l’azienda del gruppo Sony scelta per realizzare gli effetti speciali.
L’attenzione massima è stata riservata al nemico, il dottor Ock, uno scienziato trasformato in una specie di piovra umana dopo un incidente di laboratorio che gli ha fuso nel corpo quattro braccia meccaniche dotate di cervello elettronico. Ognuno dei tentacoli doveva avere una personalità diversa, che si mostrava anche attraverso l’espressività del movimento, modellato studiando i gesti dei tentacoli dei polpi e del corpo dei serpenti.
A seconda delle scene, i tentacoli erano animatronic (quindi oggetti meccanici) oppure erano completamente ricostruiti in computer grafica. Più spesso i metodi si mescolavano: c’erano tre tentacoli meccanici e uno “virtuale”. In alcune scene l’intero Ock era generato dal computer, sia il corpo da essere umano che le braccia da piovra hi-tech; per esempio, nella scena del combattimento contro l’Uomo Ragno sull’orologio della torre.
A fianco della computer grafica non potevano mancare i classici modellini, che da King Kong a oggi sono il sale degli effetti speciali. Era un modello il molo che fa da sfondo all’ultima battaglia e affonda lentamente sotto l’effetto di sofisticati sistemi idraulici. Il tutto comunque condito dall’elaborazione in computer grafica.





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