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Musica e copyright: la polizia russa indaga su Allofmp3.com

Scritto da Roberto Carminati

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Già da tempo sul libro nero dell’industria discografica e delle associazioni per la tutela del diritto d’autore, il sito russo Allofmp3.com è finito definitivamente nel mirino delle locali forze di polizia. Gli agenti hanno depositato sul tavolo del procuratore distrettuale moscovita i risultati di un’indagine riguardante la possibile illiceità degli affari in corso sulle sue pagine. Il magistrato ha ora tempo sino al 7 marzo per stabilire se vi siano gli estremi per l’apertura di un procedimento penale.
Il caso di Allofmp3 non ha a nulla a che fare con il file swapping. Il servizio ha sin qui operato infatti come un qualunque iTunes o Napster, ma caratterizzandosi per tariffe a dir poco concorrenziali: si paga un centesimo di euro per ogni MByte scaricato, cosicché il costo di un singolo si aggira di solito attorno ai 5 centesimi, contro i 79-99 dei grandi store internazionali.

Musica dell’altro mondo! Fra le ragioni di tanta generosità (e fra i motivi di interesse da parte delle forze dell’ordine), il disinvolto atteggiamento che i responsabili del sito hanno sin qui mostrato sul copyright.
Innanzitutto, mettendo a disposizione degli utenti canzoni di artisti (i Beatles, per esempio) che non hanno ancora autorizzato la distribuzione dei propri titoli in forma elettronica.
Successivamente, perché secondo il direttore regionale di Ifpi Mosca Igor Pozhitkov, essi non sarebbero in possesso delle autorizzazioni necessarie alla vendita di musica in genere.
La circostanza è naturalmente smentita dagli accusati, che sfoggiano un permesso ad hoc firmato dall’Organizzazione russa per i sistemi multimediali e digitali (Roms) e possono farsi forza di alcuni cortocircuiti normativi che lo stesso consigliere legale di Ifpi Vladimir Dragounov non ha faticato a riconoscere.
L’articolo 39 delle leggi nazionali garantisce infatti l’assoluta libertà di riproduzione e trasmissione pubblica di pezzi musicali senza necessità di un nulla osta da parte dei loro autori, mentre a complicare ulteriormente il quadro è la frattura - dovuta principalmente a motivi economici - che a partire dal 2003 separa la già citata Roms e Russian authors’ organization (Rao), a propria volta convinta di potere/dovere avere voce in capitolo.

Il mercato delle sette note nel cuore dell’ex-Urss è vasto e appetitoso, con un valore economico che si aggira attorno ai 312 milioni di dollari. L’incidenza della pirateria sui Cd fisici è però del 64-66% ed è per questo che l’associazione dei discografici non considera l’illegalità on line “una priorità”.
Nel paese di Dostoevskij e Abramovich, per finire, la differenza fra un compact disc legale e uno palesemente piratato è estremamente labile. Identica la fattura, identici spesso i canali di distribuzione e i prezzi al dettaglio. Condivisa, soprattutto, l’assenza di qualunque contrassegno che certifichi il rispetto da parte dei prodotti legali dei regolamenti internazionali sul copyright.

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