Asmi contro Siae al capezzale del copyright
Fra gabelle, criminali veri e presunti e residui del passato remoto: ritratto del multimedia all’amatriciana_File sharing: luci e ombre_P2P fra suoni e immaginiIl diritto d’autore nell’era di Internet da segni di grave malessere. Perdendo la fisicità del Cd, della videocassetta o del buon vecchio 33 giri in favore dell’evanescenza immateriale della nuvola di bit, si trova dilaniato dalle opposte esigenze delle major da un lato, che vorrebbero far pagare qualsiasi tipo di scaricamento, copia o condivisione di file; e di alcuni utenti che pretendono tutto sempre e comunque gratis dall’altro.
Posizioni entrambe estreme e poco praticabili, in cui trovare un compromesso che accontenti tutti sembra sempre più difficile. Ci vorrebbe buonsenso per escogitare una soluzione intelligente che eviti ai “poveri” artisti di finire sul lastrico e agli scambisti digitali di essere considerati una massa di delinquenti, e il buonsenso è la cosa più difficile da trovare nel momento i cui infuriano le polemiche e le istituzioni fanno il possibile per perdere credibilità.
A cominciare dalla Siae, che al centro di una bufera politica va diritta verso un commissariamento più volte annunciato e puntualmente rimandato, l’ultima volta in corner dal ministro Urbani in persona.
Sound & vision
La Siae è un caso emblematico di inadeguatezza a rispondere alle sfide dell’era digitale: proprio nel momento in cui era chiaro che musica e film stavano perdendo sostanza per trasformarsi in pura informazione, il burosauro non riuscì a scrollarsi di dosso l’inveterata consuetudine di pensare in termini di bollini da appiccicare a qualcosa, disco, cassetta o nastro che fosse, e ha pensato bene di tassare i supporti: hard disk, Cd vergini e quant’altro potesse eventualmente servire a registrare musica o cinema, col pretesto dell’equo compenso per i diritti d’autore sfumati nelle copie private.
Decisione che si è trasformata in un boomerang allorché si è allargata la base dei fruitori di media digitali e la Siae ha calcato troppo la mano: finché si trattava di infischiarsene dei malumori di chi si trovava a pagare una tassa su un Dvd sul quale registrare i filmini delle vacanze era un conto. Ora però a irritarsi davvero sono i pesci grossi, quelli che i Dvd (e i Cd, e le memorie digitali eccetera) li costruiscono a centinaia di milioni per tutto il mondo.
Gente che fa presto a trasformare l’irritazione in cause da far tremare i polsi, e così è stato: Computer Support Italcard, Datamatic, Imation, Tdk Marketing Europe, Tx Italia, Verbatim riuniti nell’Asmi (Associazione sistemi e supporti multimediali italiana) hanno preso la carta bollata e oltre a trascinare in tribunale la Siae hanno tacciato nientemeno che di incostituzionalità alcuni assaggi del decreto legislativo 68/2003 in materia di diritto d’autore.
In questo quadro a tinte fosche il Governo ha la sua parte di pasticci da farsi perdonare, sempre che vi riesca. Prima tra tutti la questione delle sanzioni penali per chi condivide musica e film su Internet; il famigerato decreto Urbani, approvato in tutta fretta con la promessa esplicita, fatta davanti al Parlamento, di rivedere proprio la parte relativa alle sanzioni penali.
Un’occasione per rispettare gli impegni sarebbe stata il P@tto di Sanremo, un insieme di regole dettate in occasione della manifestazione canora più cara agli italiani, ma non è stata colta.
Anzi, pochi giorni dopo il Parlamento ha approvato per via definitiva la legge: le sanzioni penali ci sono e restano per chi condivide, anche senza scopo di lucro, quelle amministrative per chi scarica e basta. Insomma, occhio a eMule o a Kazaa, possono inguaiarci con una condanna che resta sulla fedina penale. Almeno non si andrà in galera grazie al meccanismo dell’oblazione, che pagando cancella le conseguenze peggiori.
Criminalizzati gli utenti, ora è la volta dei fornitori di servizi: nel recentissimo decreto legge 35/2005, appena entrato in vigore, si colpiscono coloro che “coloro che si adoperano per fare acquistare o ricevere (.) senza averne prima accertata la legittima provenienza, a qualsiasi titolo, cose che, per la loro qualità o per la condizione di chi le offre o per l’entità del prezzo, inducano a ritenere che siano state violate le norme in materia di origine e provenienza dei prodotti ed in materia di proprietà intellettuale”.
Insomma, eBay e le altre aste online sono avvisate: se non si prestano a fare da sceriffi alle grandi case, spulciando quello che gli utenti si scambiano tra loro, rischiano una bella multa da 10 mila euro. Una scelta che non mancherà di riaccendere polemiche roventi.
Intanto la commissione coordinata da Paolo Vigevano cerca di trovare il bandolo della matassa. Oggi, 30 marzo 2005, presenterà a Roma una ponderosa ricerca sui “Contenuti digitali nell’era di Internet”. Al momento in cui scriviamo i dettagli del contenuto non soni ancora noti. Nei suoi molti mesi di lavoro la commissione ha però ascoltato moltissimi “addetti ai lavori” e il risultato dovrebbe tenere nel giusto conto tutti gli interessi in gioco.
Resta un grosso “ma”: tra le tante voci ascoltate sono state clamorosamente escluse realtà come l’Associazione Software Libero, Newglobal.it e soprattutto Free Software Foundation, che pure avevano esplicitamente chiesto di essere coinvolte. Un’ennesima occasione mancata per favorire la trasparenza e il dialogo in una materia tanto delicata.





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