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Crazy J, Jimi Hendrix versione robot

Scritto da Antonio Munari

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E ora, qualcosa di completamente diverso: l’automa suona la chitarra. Bene, fra l’altro. Photogallery robot_DIGITALE
Prima furono gli automi operai, sostituti dell’uomo nelle incombenze più dure e ingrate.
Poi fu la volta dei robot da compagnia, rappresentati dalla pletora di cuccioli in ferro e bit di cui l’Aibo di Sony è l’esponente più noto.
Tralasciando la categoria successiva, degli umanoidi tuttofare tipo Honda Asimo o il robot “velocista” Emiew di Hitachi, si è arrivati poi alle macchine capaci di affiancare e rimpiazzare gli umani anche nel gioco e nelle belle arti.

Intelligenza artificiale
È ora la volta della musica, che dà il senso all’esistenza di Crazy J., robot chitarrista appena creato da Jason Lawrence, Turner Howard e Susan Knueven, tre neolaureati del Georgia Institute of Technology.
Sul corpo della chitarra che il robot “porta con sé” è montato un sofisticato meccanismo in grado di rilevare i movimenti che le sue 23 dita artificiali compiono sulle corde.
Grazie a questo artificio, che si compone di due separati sistemi meccanici che possono produrre un range di 29 note musicali, Crazy J. può fare sia assoli sia accompagnamento.

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