Slingbox: Time-shifting, ultima frontiera
Il Napster della Pay per view? Sì, perché è furbissimo; no, perché non ha alcuna intenzione di giocare a Davide e Golia con le major Hi-tech a Las Vegas» Photogallery da Las Vegas» Le immagini del CesNegli Stati Uniti tutti gli occhi delle major televisive sono puntati su Slingbox (lanciato sul mercato americano qualche mese fa all’edizione annuale del Consumer electronics show), apripista della tecnologia Time Shifting e nuovo spauracchio dei difensori dei diritti d’autore.
Per chi non sapesse di cosa stiamo parlando facciamo il riassunto delle puntate precedenti. Il rivoluzionario prodotto di Sling Media consente di gestire e reindirizzare programmi televisivi live e contenuti registrati utilizzando un device aggiuntivo che sta a metà strada tra un router, un box via cavo, un ricevitore satellitare e un Pvr: lo Slingbox, appunto. Che sia attaccato all’antenna o al decoder non fa differenza, Slingbox processa l’input, lo trasforma in dati digitali e li invia in streaming, attraverso la banda larga, a qualsiasi laptop Wi-Fi e in qualunque parte del mondo ci si trovi.
Il Ces e gli altri
Due possessori di Slingbox possono anche scambiarsi contenuti non disponibili nelle rispettive zone: un utente di New York, ad esempio, potrebbe mandare in streaming con tre ore di anticipo “Survivors” (“L’isola dei famosi” americana) a un compare di Los Angeles, che a sua volta ricambierebbe il favore fornendo l’accesso a un canale sportivo che il suo omologo newyorchese non paga per ricevere. In questo modo ogni Wi-Fi point diventa un potenziale televisore “fuori controllo” da parte delle major.
Per ora il fenomeno è contenuto, ma è forte la paura, da parte di Sky e network a pagamento, che questa usanza si possa espandere a macchia d’olio tra gli utenti. Tra l’altro, lanciato sul mercato nei primi mesi del 2005, lo Slingbox non è il solo fornitore di questo tipo di servizio. Giusto per rafforzare il parallelo con il peer-to-peer, aggiungiamo che sulla sua scia sono già nati una piccola schiera di concorrenti (Orb Networks, TivoToGo, Tv2Me) che diversificano l’offerta e ne aumentano il valore aggiunto.
Queste nuove compagnie, che rischiano di finire nell’occhio del ciclone, non si limitano a difendersi con le unghie appellandosi ai diritti dell’utente: “Chi paga per vedere un canale privato deve essere in grado di fruire di quel servizio ovunque si trovi, non solo nel salotto di casa”. C’è anche chi cerca di perseguire modelli di business alternativi alla logica di “Davide contro Golia” che fatale fu a Napster.
In questo caso la nuova strategia prevede il dialogo con il “nemico”: Orb Networks e la stessa Slingbox cercano di ingolosire le major con la prospettiva di procacciare ulteriori incassi attraverso lo streaming controllato di contenuti su laptop, cellulari, Pc desktop, palmari e via dicendo. La sfida è aperta.
Di certo, questa nuova situazione dimostra, una volta ancora, che nell’era di Internet la geografia degli utenti e dei servizi continua a cambiare: l’industria dello spettacolo deve prenderne atto e prepararsi, un giorno forse non lontano, a cambiamenti radicali.





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