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Videogiochi di razza

Scritto da Roberto Carminati

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L’industria dell’entertainment alle prese con le denuncie di alcune organizzazioni anti-discriminazione: c’è troppo bianco nella community?Photogallery: God of war_DIGITALE
SONDAGGIO: il mondo dei *videogiochi* è razzista?

A dispetto della retorica egalitaria, settori cruciali del business It come quello dei videogiochi restano saldamente in mano, negli Usa, a una maggioranza (l‘80%!) di professionisti bianchi.
Costoro, secondo alcune organizzazioni di tutela delle minoranze, tenderebbero a commercializzare titoli in cui ai personaggi neri verrebbero inevitabilmente assegnati ruoli negativi e/o ispirati all’immagine distorta del negro tutto rap, gangsta, ghetto.

A che gioco giochiamo
In prima linea contro le presunte discriminazioni c’è Urban Video Game Academy, fortemente voluta dal conduttore radiofonico Mario Armstrong e focalizzata sull’allestimento di corsi di sviluppo ad hoc dedicati ai giovani colored, in nome di principi semplici e ultimativi: “Il problema dei giochi creati dai bianchi - ha dichiarato Armstrong a Cnn - è che le loro trame non sono equilibrate”.
Perché scadono spesso, chiosa il portavoce di una delle poche aziende all black del settore (Entertainment Arts Research) John Saulter, in una visione della cultura afroamericana dominata da stereotipi e pregiudizi, dove la pelle scura è il tratto distintivo del bad man.

La questione non sfugge a International Game Developers Association, che denuncia i miseri 4 e 3% di presenza di ispanici e afro nell’industria videoludica e ritiene che l’entertainment debba provare a spezzare il circolo vizioso che vede “giovani bianchi di estrazione borghese e buona cultura” creare passatempi per un target esattamente speculare ed esclusivo.
Sin qui, hanno inoltre dichiarato fonti accademiche, ci si è preoccupati del gender divide (ovvero del diverso approccio al gaming da parte dei due sessi): è il momento di passare alla questione razziale.

SONDAGGIO: il mondo dei *videogiochi* è razzista?

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