Condannati agli Sms
Mancano i servizi alternativi**Leggi gli ultimi articoli di Giulio**
Leggo su una recente ricerca Astra che un italiano su due usa gli Sms. Bella forza: che alternative ci sono per inviarsi messaggi, in Italia? Negli Stati Uniti va bene il Push to Talk (in sostanza è uno scambio di messaggi vocali), che, come ha annunciato nei giorni scorsi l’operatore KDDI, arriverà anche in Giappone, entro fine anno.
In Nord Europa, come notano gli analisti danesi di Strand Consult, la gente ama installare sui propri cellulari programmi di instant messaging e mandarsi messaggi così, con il vantaggio aggiuntivo di poter vedere quali dei contatti è attivo al momento e chi è invece con il cellulare spento o lontano da sé.Internet, telefoni e dintorni Sull’I-mode di Wind c’è Icq, ma l’ho provato e non è molto comodo, né economico, usarlo.
Il programma è basato su una pagina Web con cui si interagisce a fatica e a colpi di refresh che costano come una pagina nuova.
E il Push to Talk?
Il solo ad averlo, e solo in fase di test che dura ormai da più di un anno, è Tim.
Viene un sospetto: forse gli operatori temono che nuovi servizi possano danneggiare quella miniera d’oro che sono gli Sms in Italia. Allora, tanto meglio lasciare le cose come stanno, non innovare gli strumenti di messaggeria. Meglio per gli operatori, s’intende. Non per gli utenti.





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