Tv mobile, un’immagine confusa
Adsl senza segreti«È un momento davvero emozionante: sta per avere inizio una nuova era», afferma Peter Bazalgette. Il direttore creativo della Endemol, l’azienda televisiva che produce Il grande fratello e altri programmi famosi, si riferisce all’improvviso aumento d’interesse per la televisione mobile, un settore nascente a metà via tra le telecomunicazioni e i mezzi d’informazione, che offre nuove opportunità ai costruttori di dispositivi, ai produttori di contenuti e agli operatori di reti mobili. E il suo entusiasmo è ampiamente condiviso.
Molti operatori mobili offrono già una scelta di canali televisivi o di singoli programmi, che vengono trasmessi attraverso le rispettive reti di terza generazione (3G). In Corea del Sud, la televisione raggiunge i cellulari anche tramite reti satellitari e di broadcasting terrestre, con un’efficienza di gran lunga maggiore rispetto all’invio di video attraverso reti mobili. In Giappone, una diffusione di tipo analogo avrà inizio in aprile. In Europa, il ramo italiano di 3, un operatore mobile, ha recentemente acquisito il canale televisivo Canale 7, con lo scopo di lanciare programmi per Tv mobile in Italia nella seconda metà del 2006. Simili reti di Tv mobile verranno create anche in Finlandia e in America, e sono in fase di sperimentazione in molti altri paesi.
Internet, telefoni e dintorni Nel frattempo, la Apple Computer, che in ottobre ha lanciato una nuova versione del proprio riproduttore portatile di musica iPod, in grado di mostrare video, sta concludendo accordi con reti televisive per espandere la gamma di programmi che è possibile acquistare e visionare sul dispositivo, tra cui Lost, Desperate houswives e Law&Order. La TiVo, produttore del pionieristico videoregistratore personale (Pvr, Personal Video Recorder), prevede di dare agli abbonati la possibilità di scaricare sugli iPod e su altri dispositivi portatili programmi registrati per una visione in movimento. E la Tv mobile è stata una delle grandi tendenze alla più importante fiera tecnologica del mondo, la Consumer Electronics Show, che si è tenuta questa settimana a Las Vegas.
Eppure, nonostante tutto questo, le prospettive per la Tv mobile rimangono vaghe. Tanto per cominciare, ancora non si sa se i consumatori saranno disposti a pagare per fruirne, sebbene diverse ricerche suggeriscano che l’idea è apprezzata. L’Informa, una società di consulenza, sostiene che entro il 2010 la Tv mobile potrà vantare 125 milioni di utenti. Ma molte altre tecnologie mobili hanno infuso grandi speranze, per poi venire meno alle aspettative generate. E nonostante la richiesta di Tv in movimento, permane incertezza in tre ambiti: la tecnologia, i modelli commerciali e il contenuto stesso.
SINTONIZZIAMOCI
Al momento, la Tv mobile viene trasmessa prevalentemente attraverso reti 3G. Ma l’invio di un singolo flusso di dati a ogni telespettatore è inefficace e sarà insostenibile nel lungo termine se la Tv mobile prenderà piede. Pertanto è opinione generale che lo streaming 3G costituisca un preludio alla realizzazione di reti dedicate alla Tv mobile, che trasmetteranno segnali televisivi digitali su frequenze completamente diverse da quelle utilizzate per voce e dati. Esistono tre standard principali: Dvb-H, privilegiato in Europa; Dmb, adottato in Corea del Sud e Giappone; e MediaFlo, utilizzato in America. Naturalmente, la visione della Tv attraverso simili tecnologie richiede microtelefoni adeguati. A Las Vegas, questa settimana sono stati presentati molti nuovi modelli, ma dispositivi di questo genere non sono ancora disponibili in Europa o in America, e in Asia ne esistono pochi.
Al contrario, guardare programmi televisivi scaricati su un iPod o su un altro videoriproduttore portatile è già possibile. E diversamente dai programmi trasmessi tramite 3G o attraverso reti dedicate alla Tv mobile, gli spettacoli memorizzati su iPod possono essere visionati su una metropolitana o in regioni con una copertura di rete disomogenea. Secondo Michelle de Lussanet della Forrester, una società di consulenza, questo suggerisce che alcuni programmi (come le fiction) siano più adatti al modello che prevede lo scaricamento, mentre altri (come i notiziari in diretta, lo sport o i reality) siano più idonei a una diffusione in tempo reale. Probabilmente si avrà una coesistenza dei due tipi di approccio. I futuri iPod potranno essere in grado di ricevere trasmissioni in diretta, mentre i microtelefoni mobili potranno memorizzare contenuti televisivi o scaricarli da Pc o Pvr per una fruizione successiva.
Così come esistono diverse tecnologie concorrenti per Tv mobile, sono molti anche i modelli commerciali possibili. Gli operatori mobili potrebbero decidere di creare una propria rete di trasmissione per Tv mobile o formare un consorzio e creare una rete condivisa. Oppure potrebbero essere i broadcaster esistenti a realizzare tali reti. Alcuni canali saranno gratuiti, mentre altri saranno destinati esclusivamente ad abbonati paganti. L’esito varierà da paese a paese, in base all’ambiente normativo e alla disponibilità dello spettro. In Italia, 3 ha acquistato Canale 7 per impossessarsi del relativo spettro e della licenza del suo broadcaster. In Gran Bretagna, Finlandia e America, la scarsità di spettro rende più probabile un ricorso a reti condivise.
Il grosso problema è se i broadcaster e gli operatori mobili riusciranno ad accordarsi per la spartizione dei profitti, sempre che ve ne siano. I primi possiedono il contenuto, ma i secondi in genere controllano i microtelefoni, e non sempre i due vanno pienamente d’accordo. In Corea del Sud, un consorzio di broadcaster ha lanciato il mese scorso una rete Dmb in chiaro, ma gli operatori mobili del paese si sono dimostrati riluttanti a fornire ai propri utenti microtelefoni in grado di ricevere le trasmissioni, non essendo disposti a compromettere le prospettive relative ai propri servizi a pagamento per la Tv mobile.
Un’altra questione riguarda le fonti di finanziamento della produzione di contenuti per Tv mobile: saranno i broadcaster, gli operatori o i pubblicitari? Ancora una volta, la risposta più probabile è tutti. Il nuovo reparto per Tv mobile della Endemol è in trattative sia con gli operatori che con i broadcaster in merito al commissionamento di nuovi programmi, rivela Bazalgette. Ma gli operatori sono gli ultimi arrivati nel mondo della televisione. I broadcaster esistenti hanno il vantaggio di poter ricorrere alla Tv tradizionale per promuovere contenuto mobile. Ma per gli operatori non sarà facile creare esclusive televisive solo per utilizzo mobile. Un ulteriore problema è dato dal fatto che gli operatori mobili non sanno ancora come porsi nei confronti dei pubblicitari. De Lussanet racconta che quando la Anheuser-Busch, una grande azienda di bevande, ha contattato gli operatori inglesi per discutere in merito a come inserire la pubblicità sulla Tv mobile, la questione è rimbalzata tra i relativi reparti tecnici e di marketing.
Presumendo che i problemi relativi alla tecnologia e ai modelli commerciali trovino una soluzione, rimane comunque la delicata questione del contenuto per la Tv mobile, la cui gran parte, al momento, è costituita semplicemente da ritrasmissioni di canali tradizionali, sebbene in alcuni casi i programmi siano stati riveduti e adattati al diverso tipo di diffusione. Tuttavia, il mezzo apre molte nuove possibilità, come lo streaming dal vivo di materiale realistico (si veda, per esempio, il grande successo della Endemol con Il grande fratello), materiale dietro le quinte per un utilizzo solo mobile, a integrazione delle trasmissioni tradizionali, e programmi brevi completamente inediti progettati in modo specifico per una trasmissione in movimento.
Essendo i cellulari dispositivi interattivi a doppio senso, altre possibilità includono quiz in cui i telespettatori sono anche concorrenti e programmi basati su contenuti generati dal telespettatore. 3, per fare un esempio, offre un famoso servizio dal nome See Me Tv, che permette agli abbonati di inviare brevi videoclip, regalando all’autore una piccola somma (1 penny in Gran Bretagna, per esempio) ogni volta che il video viene visionato.
In definitiva, il potenziale per la Tv mobile è enorme, ma lo è anche il grado di incertezza sull’effettiva messa in pratica. Secondo gran parte degli osservatori, una sua adozione su vasta scala non avrà luogo prima del 2008, sempre che avvenga, perché la creazione del necessario ecosistema di tecnologia, partnership e contenuto richiederà diverso tempo. Restiamo sintonizzati.
© The Economist Newspaper Limited, London, 2005
(traduzione di Annita Brindani)





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