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I giganti credono alla Tv su cellulare

Scritto da Giulio Boresa

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Quando tante aziende dai nomi importanti scommettono e spendono soldi in una nuova tecnologia, è difficile tenersi i dubbi e smorzare l’entusiasmo.

Internet, telefoni e dintorni

Fa questo effetto la notizia, di qualche giorno fa, della nascita della prima alleanza internazionale per la Tv sul cellulare di nuova generazione ( Dvb-h). È la Mobile Dtv Alliance. Comprende i grandi nomi dell’hi-tech mondiale: Nokia, Motorola, Intel, Texas Instruments, ma anche Modeo. Sembra proprio che il DVB-h sia per loro un business da non farsi sfuggire.

Lo scopo dell’Alliance è perfezionare la tecnologia e rafforzare lo standard, testandola. Lo stanno già facendo in una decina di Paesi, dicono i membri dell’Alliance, tra cui c’è l’Italia, la Francia, l’Australia, la Finlandia, la Germania, il Regno Unito, gli Stati Uniti.
L’Italia è tra l’altro il Paese in Europa dove sono più avanti i lavori per costruire una rete di antenne per il Dvb-h. Ce ne saranno due, a quanto pare: una di 3, costruita da Canale 7, e una di Mediaset.

In realtà sul cammino del Dvb-h ci sono ancora alcuni ostacoli da superare. Il più rilevante riguarda lo spettro: il Dvb-h funziona su onde radio, ma ha bisogno di basse frequenze per funzionare bene, le quali sono però, in Europa, quasi tutte già occupate dalle stazioni radio o televisive.
In Italia il problema sarà risolto, probabilmente, facendo funzionare il Dvb-h sulle stesse frequenze del digitale terrestre (Dtt).

A riguardo, è interessante anche il parere espresso dalle associazioni dei consumatori Altroconsumo e Adiconsum: secondo loro non è giusto che gli utenti paghino la nuova Tv sul cellulare, perché non di connessione a una rete si tratta ma, come la Tv, equivale a sintonizzarsi su una frequenza e ricevere un segnale. Usa lo spettro, che è pubblico; perché gli utenti devono pagarne i servizi?

Il ragionamento fila, in linea di principio, ma è chiaro che la nuova rete Dvb-h richiede forti investimenti, per i quali gli operatori si aspettano un ritorno.
La questione è intricata. Negli Stati Uniti hanno scelto la via più corretta (come anche ha detto Enzo Cheli, ex presidente dell’Autorità Garante Tlc): le frequenze televisive saranno restituite allo Stato nel 2009 e poi assegnate con asta per i nuovi servizi digitali. In questo modo i cittadini (attraverso lo Stato) sarebbero comunque ripagati per l’uso dello spettro.

Il punto è che non c’è mai stata un’assegnazione ufficiale (né in Europa né negli Usa) delle frequenze Tv. Sono state usate, finora, in base al diritto del primo occupante. Restano però un bene pubblico, però, preziosissimo alla luce dell’arrivo di nuovi servizi digitali (Dvb-h, WiMax, Wibro.) per i quali le basse frequenze ora occupate dalla Tv analogiche sarebbero l’ideale.

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