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Stallman e il Drm di Apple

Scritto da Nicola D'Agostino

Il padre della Gpl si esprime su file sharing, peer to peer, distribuzione di musica on line e Drm. E dice la sua su Apple e sull’iTunes Music Store_Web 2.0 | RSS
La gente ha il diritto di condividere copie delle opere edite; i software di peer to peer sono solo degli strumenti per farlo in maniera più pratica e ciò è un bene”. Esordisce così Richard Stallman in un recente botta e risposta pubblicato dal sito Linuxp2p.
Per approfondire Nel suo intervento il padre del free software non si risparmia contro il Drm, che chiama “Digital Restrictions Management” le cui restrizioni definisce una limitazione del diritto d’uso pubblico delle opere, pratica “profondamente ingiusta” e che lo sviluppatore ed attivista asserisce di evitare accuratamente.

Altrettanto negativo è il verdetto nei confronti dei servizi di vendita di musica online Rhapsody e Napster, appesantiti dalle protezioni. Altrettanto lucida ma più sfaccettata e pragmatica, è -a sorpresa- la posizione nei confronti di Apple e del suo iTunes, definiti “un caso particolare”. Stallman infatti nota come Apple permetta di fare copie della musica acquistata su un regolare Cd audio e, al posto di Drm, usa l’originale definizione di Dim, Digital Inconvenience Management (sistema di scomodità digitale) per definire i paletti apposti da Cupertino.

Nonostante i dubbi generali come quello sull’uso del formato Mp3 invece del libero Ogg Vorbis, Stallman arriva a definire l’iTunes Music Store “eticamente accettabile”, a patto però che il consumatore sia consapevole e vigile e eserciti per tempo tutti i suoi diritti masterizzando copie di sicurezza dei brani comprati.

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