Videogiochi violenti, tutela dei minori
Mondo gaming Riferimenti a droga, sesso, delinquenza sono sempre più luoghi comuni nei videogame, anche se non costituiscono la norma. L‘85% di quelli venduti negli Usa nel 2005 sono stati contrassegnati con “E”, for Everyone (per tutti), “T”, for Teen (per adolescenti), o “E10”, for Everyone 10+ (per i maggiori di 10 anni). E solamente uno (Grande Theft Auto: San Andreas) dei 10 principali videogiochi del 2005 è stato etichettato “M”, for Mature (per adulti). Ma questo non significherebbe che i game “best selling” sarebbero adatti a ogni età. Sette su dieci contengono una qualche forma di violenza.
I legislatori americani non hanno perso tempo per correre al riparo. Non si possono dimenticare tragedie come quella della Columbine High School in Colorado, dove due ragazzi trucidarono 13 persone, ne ferirono 23 e poi si tolsero la vita emulando il gioco Doom della ID.
Nuove normative per limitare la vendita di videogiochi violenti sono state proposte in Kansas, Utah, Michigan, Marykland, Indiana, Illinois, in Germania, recentemente sono arrivate anche nel Senato americano. Non poteva mancare all’elenco naturalmente la California, in una battaglia legale capitanata dal governatore Arnold Schwarzenegger (notasi: attore ex paladino di film violenti): multe ai negozianti che venderanno videogiochi violenti a minori; per i produttori la richiesta di applicare etichette con la scritta “18” a questi game. Ma già i giudici hanno messo in bilico tale normativa che sembrerebbe cozzare con il primo emendamento della Costituzione, limitando la libertà di accesso a una forma di espressione. Inoltre, sulla base di cosa si può definire un videogame violento o non violento?
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