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La guerra delle telefonate a sovrapprezzo

Scritto da Giulio Boresa

Sempre più Internet sui cellulari | Internet | Cellulari
Il 25 aprile scatteranno nuove norme per i servizi telefonici a sovrapprezzo. Sono quelli basati su numerazioni speciali, che offrono servizi di vario tipo. La loro fama è stata macchiata in passato dalla truffa dei dialer, ma sono ormai usati con una certa frequenza anche per innocenti giochi a premio, tele voto via Sms, oroscopi, oltre che, com’è ovvio, per vari servizi a luci rosse.
Internet, telefoni e dintorni Le principali associazioni dei consumatori sono sul piede di guerra perché non sono per niente soddisfatte delle nuove norme, decise dal Decreto Ministeriale 2 marzo 2006, numero 145.

Sostengono che il Ministero delle Comunicazioni, autore del decreto, abbia perso un’occasione per proteggere gli utenti da nuovi abusi da parte dei gestori di questi servizi. Così alcune associazioni, come Altroconsumo, si sono rifiutate di aderire al Comitato permanente per i servizi a sovrapprezzo, che il decreto istituisce.
Critiche arrivano anche da Adiconsum e dal Movimento Difesa del Cittadino. In sostanza, si lamentano perché il decreto non ha seguito un consiglio da tempo offerto dalle associazioni, cioè «la disabilitazione di default di tutti i servizi a sovrapprezzo e la loro riabilitazione solo dietro esplicita richiesta da parte dell’utente», dice a MyTech Marco Pierani, responsabile area hitech per Altroconsumo.

Secondo le nuove norme, gli utenti nemmeno potranno chiedere di disabilitare questi servizi, ma solo indicare un limite di spesa mensile per tali chiamate: 50 o 100 euro. Risultato: «se i consumatori non inviano l’apposito modulo con cui indicare un tetto, potranno essere soggetti ad addebiti senza limiti», dice Pierani. Non è stato insomma posto argine, richiesto a gran voce dai consumatori, al proliferare delle super bollette causate da servizi a sovrapprezzo.

Certo, il decreto dice - com’è ovvio - che i servizi devono essere addebitati solo previo consenso dell’utente, ma «purtroppo non definisce le modalità attraverso le quali gli operatori dovranno accertarlo e dimostrarlo».

Fa discutere anche il modo con cui il decreto affronta la questione minori. Non vieta di chiamare numeri a sovrapprezzo, ma fissa per loro un tetto di 2,75 euro per i servizi telefonici. Sorprende questa scelta del Ministero, perché il minore non è certo l’intestatario della bolletta. Sembra che il decreto abbia cercato un difficile compromesso tra l’offrire alcune garanzie ai consumatori e l’intento di non tarpare le ali al proficuo mercato dei servizi sovrapprezzo.

Adesso si annuncia battaglia, soprattutto in vista del fatto che il nuovo Ministro delle Comunicazioni sarà diverso da quello che ha firmato il decreto.
Spiega infatti Pierani: «A questo punto non resta che rivolgerci al prossimo Ministro delle Comunicazioni chiedendo una tempestiva abrogazione del Decreto Ministeriale 2 marzo 2006, n. 145 e l’approvazione al suo posto di un provvedimento molto più semplice, secondo cui tutti i servizi a sovrapprezzo devono essere abilitati solo dietro richiesta dell’utente».

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