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PeaceMaker e Al-Quraysh, videogiochi per imparare la pace e la storia

Scritto da Salvatore Lussu

Screenshot del videogame "PeaceMaker" - Credits: Impactgames
Giochi & giochi | Tutte le news_Fotonotizie dal mondo | Foto da Flickr
Gestire negoziati diplomatici, fronteggiare attentati terroristici, disarmare le milizie, smantellare insediamenti in Cisgiordania, il tutto nel ruolo di premier israeliano o di capo dell’autorità nazionale palestinese.
Così i delicati equilibri della politica mediorientale diventano un videogame: si chiama PeaceMaker ed è la risposta a quanti criticano la violenza e la brutalità fini a sé stesse presenti in molti videogiochi. Lo scopo finale, lo dice il nome stesso, è portare la pace nella tormentata regione.

Mondo gaming L’idea è venuta a Asi Burak, un cittadino israeliano emigrato negli Stati Uniti. Un passato da ufficiale dell’intelligence israeliana, Burak oggi lavora alla Electronic Arts, una delle più importanti aziende americane nel settore ludico.
PeaceMaker, ancora in fase di sviluppo, sarà il primo titolo commerciale della Impactgames, un’impresa fondata dallo stesso Burak assieme al socio Eric Brown. Nelle intenzioni dei due autori il gioco dovrebbe essere distribuito nelle scuole e usato all’interno di progetti educativi, sia per migliorare la conoscenza di questo complicato scenario geopolitico, sia per promuovere i valori della pace e del dialogo.

Il meccanismo di gioco è piuttosto complicato, come è lecito aspettarsi da una simulazione che vuole essere realistica. Gli attori in gioco sono, oltre a Anp e governo israeliano, gli stessi della vita reale: dagli Usa e l’Egitto all’Onu, sul piano internazionale, fino alle frange più estremiste sul fronte interno, come Hamas da una parte e il movimento dei coloni ultraortodossi, dall’altra. Ogni scelta susciterà la disapprovazione o l’ira di qualcuno, e non sarà facile trovare la strategia giusta per portare il gioco a buon fine.
Il punteggio, al termine della partita, misura la propria abilità politica: si può andare dal vincere il premio Nobel per la pace all’essere marchiati come “criminale di guerra”.

Grazie a una grafica sempre più sofisticata e a storie via via più complesse, i videogame si stanno evolvendo verso dei veri e propri strumenti di conoscenza e di approfondimento: ne è la prova un altro titolo, in uscita a settembre.
L’ambientazione è sempre mediorientale, ma il periodo storico stavolta non è l’attualità, bensì il VII secolo dopo Cristo. Si chiama al-Quraysh, come la tribù del profeta Muhammad ed è un gioco di strategia militare ma anche un affresco e una ricostruzione storica del primo secolo di vita dell’Islam.

Al-Quraysh, infatti, affronta le vicende dal punto di vista di arabi, persiani e bizantini. All’interno dei diversi scenari i compiti da affrontare possono essere i più disparati: costruire e proteggere strade commerciali, condurre battaglie, liberare schiavi.
A produrre al-Quraysh è una giovane casa siriana, la Afkar Media. Le finalità che si propone l’azienda con questo gioco sono contribuire a far conoscere, soprattutto agli occidentali, la storia delle civiltà islamiche e far crescere tra i musulmani l’orgoglio per la loro eredità culturale: il primo secolo dopo la morte di Muhammad, il periodo delle grandi conquiste e dell’espansione politica e militare è infatti considerato ancora l’età dell’oro dell’Islam.



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