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In Italia il primo film col cellulare

Scritto da Paolo Papi

La copertina del CD «Nuovi comizi d'amore», che sarà presto distribuito in Italia
Qualche custode dell’ortodossia cinematografica potrebbe storcere il naso. Ma il film reportage «Nuovi comizi d’amore», il primo lungometraggio al mondo interamente realizzato con un telefono cellulare (un Nokia N90), promette di rivoluzionare il modo in cui siamo abituati a considerare la professione di film maker.

Sono bastati 1450 euro di investimento per realizzare 700 interviste in tutta l’Italia e montarle in 90 minuti di film-inchiesta. Tema unico: il rapporto che gli italiani hanno con la sessualità, come nell’originario «Comizi d’amore», la prima pellicola sul rapporto tra il sesso e gli italiani girata nel 1963 da Pier Paolo Pasolini. Il remake col cellulare - di cui hanno parlato Abc News, Fox News - è stato realizzato da due fotografi con il gusto della sperimentazione visiva: Barbara Seghezzi e Marcello Mencarini, rispetivamente 37 e 51 anni.

Mondi digitali Da Milano a Palermo, i due autori hanno solcato strade e piazze, fermandosi a chiacchierare con i passanti e riprendendo le conversazioni. Sono entrati nei bar e nei ristoranti e - con la complicità di qualche drink - hanno filmato le confessioni erotiche degli avventori. Giovani, donne di mezza età, signori dalle tempie ingrigite: nel film entrano tutte le fasce d’età. E soprattutto, entra ogni opinione riguardo al sesso. Gli intervistati raccontano esperienze, inibizioni, gusti, fantasie. C’è il ragazzo che rievoca la scappatella col trans. C’è il manager in giacca e cravatta che ricorda i tempi in cui era donna e sognava un corpo da uomo. E c’è l’Italia tutta, ancora in bilico tra emancipazione e vecchi tabù.
Panorama.it ha incontrato i due film maker. Per porre le domande che loro stessi hanno fatto nell’inchiesta reportage.

Sarebbe un problema se vi scopriste omosessuali?
MM: Assolutamente no, ma come tutti sono vittima di un retaggio culturale e di una serie di inibizioni. Cerco la liberazione, ma non sempre ci riesco, ahimé.
BS: Devo dire che mi piacciono le donne, le vedo muoversi, gesticolare e le trovo anche più attraenti degli uomini. Poi in realtà non ho mai messo in pratica le mie fantasie. Vedremo che cosa succederà in futuro.

Che Italia è venuta fuoti dalla vostra inchiesta?
MM: E’ venuto fuori un Paese che o evita certi argomenti o li affronta in modo goliardico. E poi una cosa mi ha lasciato perplesso: le donne - anziché liberarsi - stanno imparando le cose peggiori dagli uomini. Quello che non è risolto in Italia, oggi come ai tempi di Pasolini, è poi il rapporto con la diversità e la differenza. Quando si pensa ai trans o ai gay - ad esempio - quelli che abbiamo intervistato continuano a pensare che sia una moda o una malattia.
BS: A dire il vero qualcosa è cambiato. E’ cambiata la disponibilità a parlare di argomenti che un tempo si preferiva tenere nascosti. Ma è più una questione di linguaggio che altro. Da qui a una liberazione effettiva ce ne passa. Poi penso, o mi auguro, che il sesso del futuro sarà sempre più transgender, senza rigide divisione dei ruoli

A che età avete dato il vostro primo bacio? E il vostro primo rapporto sessuale?
MM: Ero molto piccolo, l’ho dato a mia madre, e per come lo ricordo non era affatto un bacio filiale. Il primo rapporto sessuale l’ho avuto invece quando ero in quinta elementare. C’era una mia coetanea che mi spiegava come funzionava il tutto. Fu una scoperta quasi scientifica, per ragioni piuttosto evidenti. In terza media, fu diverso: ero già cresciuto e la cosa la ricordo con piacere
BS: Il primo bacio? Sapevo che sarebbe accaduto, era in qualche misura pilotato, atteso, quasi obbligatorio. Il primo rapporto sessuale l’ho avuto a 18 anni. Una delusione tremenda, non provai niente, né in male né in bene

E l’ultimo rapporto sessuale?
MM: In questo momento con lei che mi sta intervistando, mi sembra cche abbiamo un rapporto sessuale in corsa (ride ndr)
BS: Un amplesso a tre, a dire il vero, è sempre un po’ faticoso

Esistono ancora desideri e passione dopo tanti anni di matrimonio o di convivenza?
MM: Se così non fosse dovremmo avere il coraggio di lasciarci. Il fatto di stare insieme è una scelta che si rinnova ogni giorno, non è una società di mutuo soccorso, né un contratto.

La donna ha diritto all’orgasmo?
BS: Ma sì, è scontato!
MM: Certo che ne ha diritto. Bisogna vedere se lo raggiunge. E’ un problema della donna.

La verginità è ancora un valore?
MM: La questione della verginità non è un’imene che manca o meno. Anzi, a dirla tutta, la rottura dell’imene, in quanto uomo, non mi eccita né gratifica. Forse mi disturba anche un po’.

Come vivono il sesso gli uomini? E le donne?
BS: Gli uomini in maniera più diretta, conta più l’atto sessuale. Per la donna la questione è più complessa. E’ una cosa che coinvolge di più tutti i sensi.
MM: Per le donne il sesso è più progettuale. Forse hanno qualche difficoltà a pensare che si possa perseguire la felicita e l’appagamento fisico, per motivi culturali. Insomma: ho la sensazione che le donne diano alla sessualità una funzione più amplia: quella di fare una famiglia, di mettere su casa. Potrei sbagliarmi, ma lo fanno un po’ per acchiappare l’uomo. Una volta che hanno ottenuto l’obiettivo, perdono un po’ interesse al sesso. (ride ndr)

Esiste sesso senza amore? E amore senza sesso?
BS: Io sono per tutte le nuance. Amore senza sesso e sesso senza amore. Poi, è chiaro, se si mettono insieme le cose, è ancora meglio
MM: Perché catalogare? E’ sessuale anche un abbraccio, mica solo la penetrazione. E’ inevitabile che scatti la dimensione sessuale, una volta che ci si trova da soli, si chiude alle spalle una porta e ci si fa guidare dal desiderio.

Perché avete scelto Pasolini?
MM: Ci è capitato di vedere l’estate scorsa, durante una rassegna estiva, Comizi d’amore. Conteneva domande sul divorzio, sull’omosessualità, sulla gelosia che nell’Italia di allora era rivoluzionaria. Le abbiamo riproposte, riadattandole, intervistando decine di persone, dagli gigolò fino ai trans, a uomini e donne sposate che si sono fatti intervistare.

Pensate che il vostro esempio possa essere seguito da molti?
MM: La cosa che volevamo dimostrare è semplice: oggi, per raccontare una storia, non serve né darla a qualche potente né farsi raccomandare. Servono solo le idee. I telefonini hanno offerto a tutti questa possibilità, a basso prezzo, di riappropriarsi della propria creatività. Abbiamo dimostrato che il telefonino - un oggetto che porti sempre con te e quindi si presta a un utilizzo creativo e spontaneo - non è solo una moda. Sarà sempre più un mezzo di comunicazione. Un modo di raccontare storie.

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