Le luci e le ombre delle tlc italiane
Arrivate le vacanze, si spengono i riflettori sulla parata di novità che gli operatori ci hanno proposto nel corso dell’anno. Una pausa, finalmente, il tempo giusto per fare un bilancio, in un anno in cui le tlc italiane ne hanno viste davvero tante.Internet, telefoni e dintorni L’Italia tutto sommato si è ben distinta in Europa, nella corsa all’innovazione; soprattutto nel campo della telefonia mobile, però. Abbiamo il primato per il lancio del Dvb-h, la Tv sul cellulare, la quale, secondo gli ultimi dati comunicati da 3 Italia e da Eurisko, sta pure andando bene, complice la vittoria ai campionati del mondo.
Centomila Tvfonini venduti in un mese, da 3. Per il 70 per cento sono finiti nelle mani di nuovi utenti 3, il che significa che la Tv sul cellulare può essere un buon strumento per conquistare nuove fette di mercato oltre che per spremere meglio la clientela già acquisita. L‘84 per cento dei clienti- dice Eurisko- è soddisfatto dell’acquisto.
Siamo forti anche nell’Umts: primo Paese in Ue per numero di utenti, 10 milioni. Uno dei primi a adottare l’Hsdpa, evoluzione dell’Umts.
Eccelliamo, in sostanza, in cellulari e Tv, i nostri amori radicati, uno nuovo e l’altro vecchio ma sempre verde e rinverdito dalla tecnologia. Siamo infatti anche uno dei Paesi dove la Tv su Ip (via Adsl) è stata adottata per prima e con maggior numero di utenti ad oggi.
Un altro primato europeo - ed è l’ultimo, dopo passiamo alle ombre - è per numero di utenti in unbundling, che hanno lasciato Telecom Italia in favore di altri operatori.
La debolezza storica italiana, confermata da quest’anno delle tlc, è nei computer e nella Internet tradizionale. Sulla banda larga l’Italia ha la maglia nera per essere il mercato più concentrato nelle mani dell’ex monopolista, tra i principali Paesi europei. È vero, i prezzi Adsl italiani sono tra i più bassi, ma le grandi riduzioni dei canoni sono state sempre dettate delle mosse di Telecom (da ultimo, il lancio dell’Adsl 640 a 19,95 euro al mese); non c’è una competizione piena.
“C’è poi l’inaccettabile ritardo nella diffusione del WiMax”, come l’ha definita qualche settimana fa l’Agcom (Autorità Garante delle Comunicazioni), nella relazione annuale. Una tecnologia Internet, per di più wireless e alternativa a quella di rete fissa, dove c’è il monopolio naturale.
Il WiMax porterebbe una ventata di novità, quindi; in più colmerebbe il digital divide di alcune aree, dove manca l’Adsl. È partito in tutti i grandi Paesi europei, ma ancora in Italia le frequenze adatte sono nelle mani del Ministero della Difesa.
Il nuovo Ministero delle Comunicazioni, a cui le frequenze dovrebbero passare perché il WiMax possa partire, ha promesso di sbloccare la situazione entro fine anno: vedremo. Il problema è che l’Italia ha un handicap proprio in quei campi che più hanno sospinto finora la creazione di forme alternative di comunicazione, sostegno per lo sviluppo della società verso nuovi orizzonti.
Alcuni credono che anche l’Ip Tv, il Dvb-h e l’Internet mobile possano fungere a questo scopo, per esempio con canali e contenuti prodotti dagli utenti e poi messi in onda/online dagli operatori mobili. Ma c’è un problema di fondo: il tutto passa dagli operatori mobili, appunto, che controllano la rete e quindi i contenuti; non c’è la libertà che ha reso grande Internet e che quindi andrebbe meglio tutelata.





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