Foto digitale e ritocchi: quando parlare di manipolazione dell’informazione?
E un fotografo che tramite software modifica uno scatto per accentuarne la luminosità, lasciando integri soggetti e contesti, è reo di ingannare chi osservi la foto? Tanti sono i dubbi e le perplessità che muove la vicenda di Patrick Schneider, il fotografo del Charlotte Observer, quotidiano del North Carolina, licenziato per aver alterato i colori di un’immagine. L‘“incriminata” immortalava un vigile del fuoco all’opera, e sullo sfondo un cielo color arancio e sole splendente. Cielo che nella foto originale era però grigio e scuro.
Fotocamere, gli ultimi modelli Schneider, già nel 2003 sanzionato per simili alterazioni su tre foto, subendo dal giornale tre giorni non retribuiti e dal North Carolina Press Photographers Association il ritiro di tre premi consegnatigli, è stato allontanato. E la nota dell’editore dell’Observer Rick Thames spiega: “Abbiamo delle regole di policy, perché il giornalismo non può essere una forma originale d’arte, a meno che non sia definito come tale”. Continuando che talvolta i mezzi a disposizione del giornalismo falliscono. E così può capitare che degli appunti siano illeggibili, il registratore si inceppi, la fotocamera non funzioni. E quando ciò accade il giornalista non ha la possibilità di ricreare cio che è successo. Dovrebbe perciò uscir di casa e provare a ricatturarlo ancora.
Iter non seguito da Schneider, che si è giustificato sostenendo che la sua alterazione non intendeva ingannare i lettori ma solo restaurare la tonalità effettiva del cielo, che si era persa a causa di dell’esposizione al bagliore del sole.
A favore di Schneider si sono mossi tanti difensori, già all’epoca delle passate sanzioni. Il magazine di fotografia digitale Zone|Zero si schierò dalla sua parte: “nessuna delle tre immagini escluse dal Premio trasferisce un’interpretazione diversa da quella catturata originariamente nello scatto”, “le modifiche apportate sono frivole”, “non si può parlare di informazione manipolata”.
Ma soprattutto, e guardando le foto accusate, gli originali e le alterate a confronto, è possibile parlare di etica e di manipolazione dell’informazione in questi casi? Il giornalismo stesso, che tanto viene definito con formule spicce “narrazione della realtà” o “finestra sul mondo”, in verità non è altro che un filtro. Nessun ritaglio di realtà può essere riportato non passando attraverso un’interpretazione. Neanche con la fotografia, dove già la semplice scelta dell’inquadratura è appunto una scelta. Soggettività e nulla di oggettivo.
Il caso Schneider è archiviato, ma rimangono i tanti dubbi e le perplessità.
Ecco le foto di Scheneider oggetto delle sanzioni del 2003: Le immagini





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