Musica, case discografiche fanno causa ai creatori di LimeWire
LOS ANGELES (Reuters) - Alcune delle maggiori etichette discografiche al mondo hanno fatto causa ai produttori del programma di condivisione di file in rete LimeWire, dicendo che il software permette agli utenti di scaricare musica illegalmente senza pagare. La citazione, depositata presso la corte federale di Manhattan, è l’ultima di una serie di azioni legali che l’industria della musica ha intentato nel tentativo di porre un freno alla pirateria su Internet.Musica e file sharing Uno sforzo sospinto da una sentenza emessa l’anno scorso dalla Corte Suprema in cui si dava il via libera ai fornitori di contenuti per intentare azioni legali contro le società che producono tecnologie in grado di violare le regole sul diritto d’autore. Le etichette discografiche di proprietà delle quattro major musicali — Universal Music, Sony Bmg, Emi Group Plc e Warner Music Group Corp. — hanno fatto causa a LimeWire LLC, che ha sede a New York. Nell’atto di citazione si chiedono 150.000 dollari di danni per ogni canzone di cui LimeWire avrebbe “violato intenzionalmente” il copyright.
Fra gli accusati cita anche la società madre di LimeWire, LimeWire LLC, l’amministratore delegato Mark Gorton e il direttore Greg Bildson. I funzionari di LimeWire non erano immediatamente raggiungibili per un commento. Le società accusano LimeWire di avere tratto profitto dal download illecito di musica, precisando che “la portata dell’infrazione è enorme”. Nella citazione è scritto che LimeWire e i suoi amministratori “avevano un interesse finanziario diretto nella violazione del copyright delle canzoni e ne hanno tratto sostanziale beneficio”.
Negli ultimi anni le reti che permettono il file-sharing gratuito hanno perso terreno mentre i servizi di musica che operano legalmente come iTunes di Apple Computer Inc. hanno ottenuto una sempre maggiore popolarità. A consolidare i progressi registrati dai servizi che offrono musica legalmente è stata la sentenza emessa dall’alta corte degli Stati Uniti che ha così creato un precedente.
Nella sentenza si diceva che siccome l’intenzione della società “peer to peer” Grokster era di incoraggiare la violazione del copyright, il servizio poteva essere ritenuto responsabile della musica scambiata sulla sua rete.





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