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Telefonini: pubblicità ingannevole, Tim e 3 ci ricascano

Scritto da Giulio Boresa

Doppia multa estiva. Tim e 3 si prendono una tirata d’orecchie dall’Antitrust, con tanto di multa, per alcuni spot ritenuti “ingannevoli”. Si scopre così che i due hanno fatto a gara non solo con i tormentoni della pubblicità seriale, quella a episodi con personaggi fissi, ma anche a colpi di offerte aggressive, presentate ad arte in modo da apparire più belle di quanto fossero in realtà. Inducendo quindi in errore lo spettatore.

Internet, telefoni e dintorni È il caso di Tim Relax: la multa per pubblicità ingannevole, decisa dall’Antitrust, è di 66.100 euro, perché il messaggio “è idoneo a indurre in errore i consumatori in ordine alle caratteristiche e alle effettive condizioni e limitazioni della promozione”.

È di 27.100 euro invece la multa a 3 Italia, per lo spot che prometteva un video telefonino a 49 euro a chi passava a 3. Ingannevole, perché «le modalità di presentazione della promozione risultano riportata in maniera non leggibile sullo schermo e per un tempo troppo limitato».

È la stessa storia di sempre: mai aderire a un’offerta solo perché la si è vista in pubblicità; le clausole appaiono in un lampo, scritte in sovrimpressione (i cosiddetti “super”) e sono così piccole e contorte di “se” e “ma” che ci vorrebbe il fermo schermo e un paio di minuti di studio, per farsi un’idea più chiara. Certo, i siti Internet degli operatori descrivono tutti i limiti oggettivi dell’offerta (per esempio, gli impegni che bisogna sottoscrivere per avere il videofonino a 49 euro); non a caso, alcune pubblicità Tv scrivono un rimando appunto ai siti per avere maggior informazioni.

Ma è corretto dare per scontato che gli utenti di cellulari possano documentarsi su Internet? È vero, una pubblicità Tv non può essere un elenco puntuale di quei “se” e “ma”, pena il tedio dello spettatore; ma adesso, proprio con le mini serie, si è caduti nell’eccesso opposto: varietà e fiction al posto delle informazioni.
L’operatore cerca di controbilanciare con i super: addirittura cinque, nel caso dello spot Parla Parla, come segnalato da Vodafone al Giurì della pubblicità. Il cui giudizio è stato netto: una pubblicità audiovisiva non è destinata a essere letta; i super non sono un antidoto sufficiente a evitare gli equivoci indotti da una sceneggiatura che, per colpire lo spettatore, tende a esagerare la bontà dell’offerta, tacendone i limiti.

Il problema è che quelle multe non fanno paura agli operatori; i vantaggi ottenibili con le storture di una pubblicità ingannevole sono maggiori. Sarà così finché gli operatori non saranno consapevoli che illudere l’utente è dannoso nel lungo periodo; ma nel breve periodo sono troppo presi dall’ansia di contrastare la pericolosità dei messaggi dei concorrenti. Non si possono sottrarre alla gara di chi le spara più grosse e nessuno ha il coraggio di fare il primo passo contro questo malcostume Tv.

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