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Chiude Ars Electronica Festival 2006

Scritto da Claudio Gervasoni

St. Florian - Credits: Sagoma
Hi Tech per tutti: boom di pubblico per la kermesse austriaca_Ars Electronica 2006
Ars Electronica 2006

La domanda a volte sorge davvero spontanea: ma un festival come Ars Electronica a chi si rivolge? Spesso infatti nasce il sospetto che eventi di questo tipo siano principalmente autoreferenziali: organizzati dagli addetti ai lavori per gli addetti ai lavori. Il che sarebbe un enorme spreco di risorse e di competenze difficilmente giustificabile. Come statuiva infatti il tema di questa edizione di Ars Electronica (“SIMPLICITY - the art of complexity”) l’impatto della tecnologia sulla vita quotidiana, e il suo contributo alla complessità contemporanea sono un fenomeno dilagante: basta pensare banalmente al numero di persone che parlano abitualmente in pubblico con il cellulare (e a Cell Atlantic Cellbooth). Lasciare il monopolio del pensiero tecnologico alle sole kermesse di tipo consumer vorrebbe dire perdere di vista le implicazioni sociali della rivoluzione digitale e concentrarsi solo sugli aspetti tecnici. Per capirci: la diffusione del Wi Fi non è solo il problema tecnologico di trasmettere pacchetti di dati in modalità wireless; è anche - se non soprattutto - la possibilità di avere un accesso sconfinato nel tempo e nello spazio all’informazione, senza limiti “fisici” e con tutte le sue implicazioni sociali.

Audio&video Onestamente bisogna dire che dal punto di vista della capacità di allargare il pubblico a cui si rivolge, Ars Electronica Festival è senza dubbio tra le organizzazioni meglio riuscite. Un esempio: nel solo giorno di apertura i visitatori (quelli che hanno acquistato un biglietto) dell’Ars Electronica Center sono stati oltre 1700. E l’Ars Electronica Center - Museum of the Future è un’istituzione permanente, aperta anche al di fuori del festival.
La decisione di spostare parte del programma a St. Florian (“Going to the Country - A Day-trip to the Hinterland in Search of Simplicity”) è stata un’altra scelta vincente: 2000 spettatori (sempre di quelli che pagano il biglietto) hanno preso la strada della cittadina a circa 15 km da Linz. Magari non ne valeva la pena per il tiro con l’arco zen, ma sicuramente ne è valsa la pena per Soundscapes di Rupert Huber, per Scapha (il nuovo strumento musicale tra tradizione e modernità) o per i molti dibattiti e conferenze che vi si sono tenuti. Insomma, si può discutere sulle singole proposte (ma con 535 tra artisti e scienziati da oltre 20 paesi non tutto può essere outstanding) ma non sulla capacità di Ars Electronica di attrarre anche il pubblico meno tecnologicamente colto: Hauptplatz era piena di spettatori per Moon Ride (un’enorme biciclettata in network per accendere una luna artificiale); la stessa cosa si può dire per la lobby nella Brucknerhaus, per l’O.K. Center, per la Linz’s University of Art and Industrial Design, e anche per il Lentos Museum of Art.

Alla fine gli spettatori sono stati 35mila, che per questo tipo di manifestazioni sono un numero notevole e tale da far affermare al direttore del Festival Gerfried Stocker che “rispetto agli anni passati c’è stata una crescente domanda di partecipazione da parte del pubblico più generico e mai come quest’anno abbiamo sentito tanto interesse da parte dei non addetti ai lavori“. Segno che la formula di Ars Electronica Festival continua a funzionare.

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