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Giochi: Prey - L’innovazione negli FPS è possibile

Scritto da Roberto Buonanno

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Giochi
Genere:Sparatutto in soggettiva
Piattaforma: Xbox360 | PC
Sviluppatore:Venom Games
Distributore: Take 2 Interactive Italia Srl
Valutazione: 7.5 / 10

Dopo quasi undici anni dal suo primordiale concepimento, il progetto Prey, nato negli studi di 3D Realms ed affidato al team americano Human Head Studios, ha infine trovato la sua reale dimensione su Xbox 360 e PC. In occasione delle ultime due edizioni dell’E3 di Los Angles, questo FPS ha ben impressionato la platea con una serie di filmati al cardiopalma e un elenco interminabile di concetti innovativi ed originali. Le prerogative per ambire ad un ruolo di spicco nel mondo degli FPS ci sono tutte, ora non resta altro che scoprire in quale modo sono state integrate ad una trama alquanto interessante; Prey narra la storia di Tommy, un meccanico di origine Cherokee estremamente indeciso su come affrontare il futuro della propria esistenza. La sua timidezza non gli permette di esprimere i suoi reali sentimenti per Jen, l’amore della sua vita, e questo suo carattere lo trascina, spesso e volentieri, in violente risse con i clienti del locale gestito dalla ragazza. La sua esistenza, però, cambia radicalmente: un raggio misterioso verde proveniente dal cielo inizia ad aspirare tutto e tutti dal mondo terrestre, catapultandolo in una nave aliena che orbita attorno alla terra nella quale gli esseri umani hanno ben poche speranze di sopravvivenza. Dopo aver liberato mani e piedi con un po’ di fortuna, Tommy, chiave inglese alla mano, assiste all’uccisione del suo caro nonno ed inizia ad intraprendere un’avventura che lo condurrà verso la liberazione di Jen.

Visioni consigliate
Pellerossa e alieni sono protagonisti dell’episodio “Anasazi” di X-Files. La storia prende spunto da molti giochi, film e serie TV: in “V” - Visitors, trasmesso nel 1984 da Italia 1, lucertoloni alieni in sembianze umane sbarcano sulla Terra e catturano esseri umani per farsi la scorta di cibo per l’inverno. Le strutture biomeccaniche dei livelli di Prey sono simili a quelle viste in Quake 4, che a sua volta era ispirati agli incubi di H.R. Giger . Infine i ragazzi di Venom Games hanno sicuramente visto parecchie puntate di X-Files. Per chi volesse approfondire, consiglio la visione in particolare dell’episodio “Anasazi”, nella quale gli eredi di un’antichissima tribù di pellerossa aiutano Fox Mulder a svelare un segreto relativo a una misteriosa visita degli alieni sul nostro pianeta.

Il boom del divertimento Killing Tommy
Tommy è un Cherokee, ma insiste per quasi tutto il gioco a rinnegare le proprie tradizioni. Perfino dopo aver visitato una nave aliena all’interno della quale la razza umana viene trasformata in carne Simmenthal per nutrire esseri mostruosi, il personaggio principale continua a ripetere battute idiota del tipo “nonno non me ne frega niente di questa roba, voglio solo trovare la mia ragazza!”. Nonostante la cocciutaggine di quell’imbecille di suo nipote Tommy, il buon nonno riesce a fargli apprendere lo Spirit Walking. Si tratta del potere tramite il quale gli “uomini medicina” pellerossa - altrimenti detti sciamani - sarebbero stati in grado di abbandonare il corpo fisico per entrare nel mondo degli spiriti. In Prey il nostro eroe in forma spirituale può attraversare barriere trasparenti e aprire il passaggio al suo corpo in forma fisica. Avevamo visto qualcosa di molto simile sistema in Soul Reaver.
La novità di Prey è che Tommy sfrutta i suoi poteri spirituali per tornare dalla morte; terminata l’energia vitale, infatti, l’anima del nostro eroe si dissocia dal corpo per raggiungere un luogo onirico, nel quale i fantasmi rossi (forza vitale) e blu (forza spiritica) rigenerano le sue abilità in pochi secondi, per poi trasportarlo nel punto esatto del suo decesso. Questo concetto apre le porte ad un approccio di gioco più spregiudicato e semplicistico, quasi privo di tatticismi, agevolato dalla scarsa intelligenza dei nemici e dalla spropositata presenza di slot energetici.
L’evolversi delle missioni è ulteriormente facilitata dalla costante presenza di un falco guida, il quale ricoprire il ruolo di punto di riferimento per indicare l’ubicazione dei pannelli da attivare e la strada da percorrere. In alcune occasioni si rende ulteriormente utile distraendo gli alieni con degli attacchi frontali o decifrando il linguaggio dell’astronave vivente.

Letture consigliate
Ci sono decine di ottimi libri su miti e leggende dei Pellerossa, ma preferiamo consigliarvi un grande fumetto italiano, edito da Bonelli. Si chiama Magico Vento, ha superato i cento numeri e vede come protagonista uno sciamano Sioux. Questi si rende conto che il vero male della sua Terra non sono lupi mannari, spettri e altri mostri sovrannaturali, bensì gli uomini. In particolare nel numero 4 “La Bestia” Magico Vento per la prima volta effettua lo Spirit Walking, esattamente come Tommy, il protagonista di Prey.

Forza di gravità
Le ambientazioni, come anticipato, sono molto simili a quelle viste in Quake 4 e Doom 3, con mix abominevoli di materia organica e metallo. La struttura dei livelli è molto lineare, è veramente difficile perdersi. Prey però si distingue per l’uso di alcune soluzioni innovative legate alla gravità. Spesso capita di dover sparare su speciali pannelli che invertono la forza di gravità, trasformando in pavimento soffitti o pareti. Inoltre capita spesso di camminare su speciali sentieri magnetici che si fanno a loro volta beffe della gravità. Capita a volte, poi, di ingaggiare spettacolari battaglie con nemici in piedi sul soffitto o sui muri. Roba da capogiro!
L’ultima novità è il teletrasporto, il quale oltre a presentarsi sottoforma di portale, si nasconde spesso e volentieri all’interno di casse quadrate, con tanto di immagine in tempo reale della zona di destinazione. Gli stessi avversari spesso e volentieri piombano addosso al malaugurato Tommy aprendo all’improvviso dal nulla portali. I teletrasporti sono una parte vitale del gioco e all’inizio possono disorientare, ma si scopre presto che anch’essi non cambiano poi molto la linearità dei livelli.
Nell’insieme questi elementi caratterizzano Prey da altri titoli di questo genere, ma il loro eccessivo sfruttamento delinea in buona parte degli enigmi in un esercito di deja vu.


Tecnicamente, il motore grafico di Doom 3, saggiamente rimodellato per l’occasione, offre ancora degli spunti interessanti. Le ambientazioni sono ricche di elementi ed in continuo movimento, agevolate dal persistente utilizzo di effetti di vario genere. Le zone open space, in minoranza rispetto ai classici corridoi, sfruttano maggiormente l’hardware della console, incappando però in lievi cali del frame rate.
Ottimo il character design, tanto da meritarsi un book illustrativo in edizione Collector per il mercato americano, e davvero impressionante la cura dei dettagli, soprattutto per quanto riguarda le armi aliene. Il design dei livelli, purtroppo, tende a riproporre quasi sempre le stesse texture, rendendo i corridoi molto simili tra di loro. Il gioco, tra l’altro, soffre terribilmente l’eventuale mancanza di un segnale HD, di conseguenza, è caldamente sconsigliato utilizzare un collegamento RGB o composito.
La parte audio non è da meno, con una discreta colonna sonora orchestrale ricca di bonus speciali e un doppiaggio, rigorosamente in Inglese (purtroppo anche per gli alieni), davvero ben campionato. Stesso identico discorso per gli effetti di contorno, precisi e quasi mai scontati.
Prey è un gioco Rock
Come capitava nell’antico Duke Nukem, vagando per i bui corridoi della Sfera di Prey capita di percepire musica e trasmissioni radio e TV - chi si ricorda la fuga di O.J. Simpson ripresa dalle TV di DN? Per un paio di volte nel gioco, in particolare, ci si trova di fronte a un Juke Box, che trasmette le note di “You Got Another Thing Coming” dei Judas Priest. Avvincinandosi al Juke Box si possono scegliere canzoni di altri gruppi rock, tra cui Halifax e Blue Oyster Cult.
Tanto di cappello ai mitici Judas, ma scommetto che i ragazzi di Human Head sarebbero d’accordo sul fatto che la colonna sonora ideale di Prey sarebbe stata “The spirit horse of the Cherokee” dei Manowar. Ascoltare per credere!

Xbox Live
Per quanto riguarda la modalità multiplayer, il discorso è stato limitato ad un mero Deathmatch fino a 8 giocatori, sia in Xbox Live che con collegamento in System Link. Le mappe, limitate numericamente ad une decina, ricalcano per filo e per segno gli ambienti dell’avventura principale, con i soliti “giochi” gravitazionali per animare il tutto.
Niente di speciale insomma, ma nell’insieme è un ottimo incentivo per non accantonare Prey prima del dovuto, considerato che la modalità in singolo ha un decorso medio di otto o nove ore al massimo. In conclusione, questo atteso FPS è indubbiamente un buon titolo, infarcito da una serie di elementi fino ad ora inesplorati nel campo degli sparatutto in soggettiva.
L’estrema semplicità di gioco e l’eccessivo supporto da parte della CPU aprono le porte di Prey a chiunque, ma al tempo stesso potrebbero condizionare le aspettative dei giocatori più esperti. Il titolo porta indubbiamente una ventata d’aria fresca nel mondo degli sparatutto in soggettiva, ma avremmo preferito una storia più lunga e curata. L’appetito vien mangiando!




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