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Paesaggi e città dei videogame diventano opere d’arte in mostra

Carlo Zanni, , 2006 - credits: clarart.com
MILANO (Reuters) - Sono gli scenari ammalianti e i personaggi intriganti che si incontrano lungo il percorso in sfide senza pace o missioni gratificanti, a conquistare gli appassionati di videogiochi. Una selezione di opere d’arte innovative porta i paesaggi, le città e i personaggi dei videogame su quadri di tela e fotografie, ma anche su mezzi artistici meno tradizionali come il Web, o i video interattivi, per caricare di dignità espressiva il videogioco e liberarlo dallo stereotipo di mezzo di intrattenimento che ottenebra la mente.

Il boom del divertimento L’originale esposizione, in mostra alla Galleria Civica di Monza, presenta le opere esemplari di cinque artisti — Cory Arcangel, Mauro Ceolin, Jon Haddock, Eddo Stern, Carlo Zanni — che esprimono ognuno il loro personale punto di vista sul mondo dei videogame. Stern costruisce fortezze e navi animate con i video, Haddock riproduce graficamente eventi di cronaca, mentre Zanni programma ritratti su Web interattivi.

“Oggi l’unica forma di ritratto possibile è un progetto web in cui la persona non ha importanza. L’importante è l’identità mentale: e-mail, avatar [le immagini animate], icone, emoticon [le faccine per esprimere il proprio stato d’animo] … possono descrivere una ‘persona d’oggi’ meglio dell’aspetto fisico”, ha detto Zanni del suo lavoro. Gli artisti contemporanei non sono nuovi al confronto con i materiali e i mezzi che la nostra società crea e fa diventare strumenti quotidiani, come appunto i videogiochi di ultima generazione. Altri esempi della fusione tra arti visive e nuove tecnologie li offrono Miltos Manetas, per cui hardware e giocatori sono soggetti per le sue tele; Todd Deutsch, che fotografa i giocatori durante estenuanti tornei; Tobias Bernstrup, che crea performance musicali e inventa mondi fantastici; Alison Mealey e Delire che ri-programmano il gioco trasformandolo in uno “strumento di pittura automatico”.

“In quanto espressione visuale dell’era digitale il videogame diventa terreno di sperimentazione dell’avanguardia artistica, da sempre pronta a cogliere le profonde mutazioni estetiche - e quindi etiche - della società”, scrive Matteo Bittanti nel saggio contenuto nella guida alla mostra, aperta al pubblico fino al 29 ottobre. “Gli artisti di GameScapes — questo il nome dato alla mostra — ci invitano a entrare in mondi fantastici e insieme persistenti, mondi ludici ma non necessariamente rassicuranti”, aggiunge Bittanti. Secondo Rosanna Pavoi, che ha curato l’introduzione della guida, il videogioco non è un luogo neutrale, bensì “vuole essere un ‘altrove’ che ti porti dietro … Rivendica una sua bellezza, tecnologica, ludica, formale”.



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