Prova giochi, “Grand Theft Auto: Vice City Stories”
Il boom del divertimento I progressi, fortunatamente, non sono solo sul piano estetico. La formula di gioco resta quella classica di tutti i Gta: una enorme metropoli liberamente esplorabile, ricolma di traffico, passanti inermi e occasioni di divertimento violento, con una trama portante ben scritta che fornisce personaggi e cose da fare in abbondanza. L’obiettivo è sempre lo stesso: scalare la piramide del crimine fino alla vetta, sguazzando nella corruzione che impesta la Città del Vizio.
Rispetto a “Liberty City Stories”, però, le missioni sono più elaborate (oltre che molto, molto più complesse) e riescono a comprimere varietà e azione adrenalinica in sessioni di gioco di pochi minuti, ideali per una console portatile. Qualche passo in avanti si registra anche nei controlli, sempre macchinosi ma con un sistema di agganciamento del bersaglio più efficiente. Senza dimenticare i nuovi mezzi (il jet ski), le nuove armi, le nuove mosse e le nuove modalità multiplayer. L’aggiunta più eclatante è comunque il fattore business: puoi eliminare fisicamente la concorrenza delle gang avversarie, impadronirti delle loro attività criminali e gestirle come ti pare fino a costruirti il tuo impero criminale. Esistono sei tipi di business (prostituzione, strozzinaggio, spaccio…), ognuno dei quali genera incassi e sotto-missioni facoltative.
“Vice City Stories” è un gioco vero, più completo, vasto e profondo di “Liberty City Stories”, e si merita un posto di tutto rispetto di fianco ai fratelli maggiori per PlayStation 2 e Xbox.
Voto: 8,5
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