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Pro Evolution Soccer 6: il vero calcio su Xbox 360

Scritto da Roberto Buonanno

Pes 6 - Credits: Konami (07/11/06)
Giochi
Genere:Simulazione Sportiva
Piattaforma: Xbox360
Sviluppatore:Konami Computer Entertainment Tokyo
Distributore: Halifax
Valutazione: 8.5 / 10

Conoscendo quale sarebbe stata la natura essenziale della versione per PS2 di Pro Evolution Soccer 6, destinata a subire grosse influenze dal capitolo “mundial” di Winning Eleven, la grande curiosità attorno al PES di quest’anno si concentrava sulla versione per Xbox 360, la prima della simulazione Konami per console di nuova generazione.

Non nascondiamo una certa preoccupazione per diversi aspetti tecnici del titolo, andata accumulandosi nelle settimane che precedevano il lancio.
Preoccupazione tutt’altro che sedata dal ricordo ancora vivido dell’orripilante FIFA 06: Road to FIFA World Cup, emblema di quanto hardware più potenti possano mettere in crisi al primo approccio anche i team di sviluppo più rodati.
Pro Evolution Soccer 6 per Xbox 360 non arriverà a toccare gli abissi in cui un anno fa piombò il cugino made in EA, ma il parallelo con Road to FIFA World Cup è da tener presente per capire la radice di alcuni problemi piuttosto inattesi.
Che in ogni caso pregiudicano solo in parte la qualità complessiva del prodotto.


Formato DVD
60 Hz
Multigiocatore
Da 1 a 4 giocatori Offline, fino a 2 Online
Periferiche: Memory Card
Blocchi salvataggio: 1690 kb
Dolby Dolby Digital
Compatibilità HDTV 480p, 720p, 1080i
Tempi caricamento: Brevi
Lingua testi: Italiano
Lingua dialoghi: Italiano
Xbox Live Multigiocatore, Classifica, Voce
Confezione: Libretto a colori di 33 pagine in Italiano
48 ore di prova gratuita ad Xbox Live Gold

Il boom del divertimento Modalità fantasma
La prima cosa che si nota guardando la confezione di PES6 di quest’anno è che finalmente anche l’Italia si è guadagnata, dopo anni di fedeltà, una copertina all’altezza di quelle inglese e francese, con Adriano e Toni a far da testimonial di richiamo e uno stile grafico che ben si raccorda a quello dei menù, anch’essi curati a dovere…peccato solo che alcune voci siano sparite.
A parte certe introduzioni di Winning Eleven 10 delle quali non c’è più traccia, troviamo l’Allenamento decisamente meno polposo, solo otto stadi in luogo della trentina su PS2, o la sparizione delle pagelle di fine partita, quello che maggiormente colpisce è la mutilazione della modalità Modifica, limitata al ritocco dei singoli giocatori senza la possibilità di sistemare le squadre.
Niente aggiornamenti di numero, niente trasferimenti, niente cambi di nome ad esempio per il London FC, che resterà London FC con buona pace del Chelsea “full-licence” di un anno fa.
Almeno finché non verrà messo online il primo aggiornamento da scaricare sul marketplace, ma anche questa ipotesi non ci vede particolarmente felici, considerando che chi già spende 70 € per un gioco dovrebbe essere libero di metterci mano per correggerlo - in questi semplici aspetti - senza dipendere da altre persone e da altri esborsi.
A questo punto ci auguriamo di tutto cuore che almeno gli update siano gratuiti.
Licenze

Ma che cosa ci sarebbe da cambiare?
Beh, senza aspettare gli aggiornamenti, potrete iniziare a correggere i parametri di qualche giocatore che come al solito non sembrano rispecchiare in pieno la realtà: se volete una esempio possiamo dirvi che Saviola è ad esempio nettamente più forte di Messi.
Passando alle cose che ora non si possono ritoccare, le rose dei club sono aggiornate al mercato estivo, con i vari Mariano Gonzalez dell’ultim’ora, mentre le nazionali hanno le convocazioni di Germania 2006, dunque con Zidane ancora in attività a distribuire zuccate.
PES 6 possiede la licenza della Ligue 1 francese, che va a sommarsi a quelle già presenti di Serie A, Liga ed Eredivisie, mentre gli importanti campionati inglese e tedesco hanno ancora delle evidentissime lacune: in Premier il Chelsea è stato perso ed è arrivato in cambio il Manchester - unica squadra licenziata in compagnia del solito Arsenal; ancor più clamorosa è la debacle della Bundesliga, ormai un lontano ricordo, con la sola presenza del Bayern Monaco come team tedesco.
Buona notizia invece per i fan juventini: la Vecchia Signora non è stata retrocessa per frode sportiva o almeno da Konami, visto che figura nella lista delle “altre squadre” di nazioni con campionati non di prim’ordine.
Insieme alla Juventus troviamo le licenze neoacquisite di Benfica, Sporting Lisbona, Olympiakos e Celtic; le squadre di club sono più di 120.
Fra le nazionali abbiamo invece i diritti per Italia, Francia, Argentina, Inghilterra, Olanda, Spagna, Repubblica Ceca e Australia: 64 in totale.
Sottolineiamo poi un particolare, di poca importanza forse ma che ai maniaci del gioco potrebbe interessare: nonostante la completezza per i trasferimenti anche di fine agosto, i numeri dei giocatori che hanno cambiato squadra sono frequentemente sbagliati.
Non solo: in molti casi sono anche caratteri piatti e anonimi, neppure lontani parenti di quelli ufficiali dei vari sponsor tecnici.

Grafica

Quello che si nota una volta cominciata le partita è che la veste grafica propone diversi miglioramenti rispetto a quanto si è visto per PS2, ma quello che offre PES6 su Xbox 360 è un adattamento alla next-gen in corso d’opera.
I manti erbosi sono migliorati, il pubblico degli stadi è in 3D, un bel po’ di aliasing è stato eliminato, l’aggiornamento video è più fluido e diversi modelli poligonali sono all’altezza della situazione.

Di contro non si può fare a meno di notare che sono possibili ulteriori migliorie nella costruzione dei giocatori (specie in certi primi piani inquietanti), nelle texture, nella definizione delle collisioni tra poligoni, e pure il framerate potrebbe esser reso ancora più efficace.
Soprattutto se giocata su un televisore che supporta l’alta definizione, questa versione per Xbox 360 si rende preferibile alle controparti PS2 e PC, ma non ne prende le distanze in modo netto né può lasciare di stucco un pubblico che a breve si rapporterà con roba tipo Gears of War.
Le animazioni sono come sempre di livello medio-alto, ma accanto ad alcune davvero ben riuscite ne stanno altre palesemente riciclate dagli ultimi capitoli giapponesi ed europei.

Sonoro

QIl vostro entusiasmo già non alle stelle si accingerà a scemare ulteriormente.
Le musiche presenti nei menù non demeritano, ma in ogni caso si sente la mancanza di qualche bella traccia famosa sotto licenza.
Al commento ritroviamo il solito poco brillante duo Civoli-Sandreani, e non si può fare a meno di sentire la mancanza di Mr. “vogliamoci tanto bbbene” Fabio Caressa, visto che la coppia Rai non sembra intenzionata a ritoccare il suo stile, proponendo agli utenti già tediati il solito commento sconnesso e carico di enfasi che più finta non si può.
Gli effetti audio dello stadio vedono l’introduzione di alcuni nuovi cori, che comunque non si elevano di molto sopra il solito “sciacquone”, mantenendosi quasi sempre piuttosto indistinti.
Piuttosto sospetta la gestione di alcuni effetti secondari, in particolare è come se ci fossero dei colpetti di tosse che escono da una cassa dell’impianto surround: sembra di stare in tribuna accanto a qualcuno col mal di gola.
Live

Le lacune rispetto alla versione per PS2 e PC dovrebbero finire quando si parla del servizio online, ma anche qui la questione è più controversa di quanto fosse auspicabile.
Sì, FIFA si gioca fino in 8, mentre qui si può al massimo cimentarsi in 2 (di clan et similia non parliamone nemmeno), ma questo non aveva ancora scoraggiato gli appassionati.
Ma il servizio si riesce a giocare solo invitando qualcuno dalla lista amici e anche lì è raro che tutto funzioni liscio.
Sperando che questa situazione da Far West sia momentanea, vi possiamo dire che sono effettuabili partite classificate o non e che il “profilo giocatore” contiene informazioni utili fino a contemplare voci come “serie positiva più lunga”, “media reti”, “numero di disconnessioni”. La classifica mondiale dei partecipanti è poi suddivisa in mensile, settimanale e tra amici.
Esistono 5 divisioni diverse e tutti iniziano dalla medesima, per poi risalire la china fino a quelle maggiori.
La svolta

n questo quadro poco convincente il gameplay giunge dall’alto come deus ex machina e riporta PES6 dove deve stare, ossia tra i migliori giochi sportivi dell’anno, praticamente caricandosi tutto sulle spalle.
Dove la grafica non convince, dove il sonoro è banale, dove le modalità languono, la bellezza simulativa risolleva non poco la situazione.
In generale, l’impressione è quella che Konami abbia continuato con il lavoro sulla fisica teso a dare un “peso” agli atleti in campo, rallentando così ulteriormente il flusso del gioco.
Ne consegue un nuovo sforzo richiesto nell’analizzare il posizionamento della squadra per mandare sempre la sfera all’uomo più libero, in modo da produrre una manovra senza intoppi.
Vietato ricevere, girarsi e mandare avanti la palla in verticale: ogni tocco va ragionato ancor più che in precedenza.
Vietato anche tenere l’indice fisso sul tasto dello scatto, visto che la corsa veloce diviene ora una risorsa preziosa solo se usata con saggezza e non in modo sistematico.
Viene in aiuto il movimento dei compagni, che guidato dall’IA e dagli imput dati dall’utente è in grado di generare situazioni tattiche interessantissime che possono decidere l’andamento di una partita.

Anche grazie a un po’ di animazioni nuove inserite qua e là, pure quest’anno sono stati fatti passi avanti nell’ampliare il ventaglio di situazioni sul campo, garantendo sempre imprevedibilità e varietà.
In un gameplay che non regala niente diventa sempre più importante conoscere le doti dei propri uomini e poter contare su fuoriclasse che possono fare la differenza: il gap fra un giocatore mediocre e uno che abbia nelle abilità i fatidici “numeri rossi” sembra essere ulteriormente amplificato.
D’altro canto una sfilza di “prime donne” disorganizzate può soffrire un gruppo senza grosse individualità ma coriaceo e ben organizzato, data la rinnovata importanza di una ragnatela di passaggi efficace.


Amico arbitro

Importantissimi al fine della continuità del flusso di gioco sono i ritocchi apportati al comportamento dell’arbitro, ora decisamente meno incline ad avere manie di protagonismo.
I suoi interventi sono ora decisamente più rari, anche perché - per fortuna - non assistiamo più a quelle interminabili serie di mezzi-inciampi che affliggevano i giocatori quando venivano a contatto tra loro.
Fa anche molto piacere notare un nuovo comportamento difensivo più efficace nella copertura su tiri e cross: in fascia ad esempio non ci si muove più come fa l’attaccante che punta il fondo, ma quando non si corre a rotta di collo si può vedere lo stopper mantenere con naturalezza una posizione di copertura perpendicolare alla potenziale traiettoria del tiro.
D’altro canto non si può più abusare della pressione continuativa dei tasti per tackle e raddoppio, visto che - anche per la velocità di gioco meno supersonica - gli spostamenti come questi possono costare cari e pure i semplici contrasti comportano una non trascurabile frazione di secondo in cui chi difende deve tornare in equilibrio.
È preferibile spesso occupare lo spazio limitandosi a contenere, magari controllando le linee di passaggio, piuttosto che buttarsi in un controproducente pressing furioso: un indubbio passo avanti dall’arcade alla simulazione.


Alzala sta palla

Di fronte a questa rinnovata efficacia in opposizione, sta un piacevole ritocco alla meccanica dei cross, che ora sembrano meno “predefiniti”, andando ad assumere traiettorie che non si possono incasellare facilmente.
Questa imprevedibilità si amplifica se consideriamo anche i nuovi inserimenti più ficcanti di punte e centrocampisti avanzati e la velocità media dei passaggi alti ora finalmente più elevata, che consente anche di operare in maniera più efficace anche semplicemente per ribaltare il gioco.
Passando da un tasto all’altro, anche i tiri seguono oggi dinamiche più varie, consentendo di sparare vere bombe con i terzini che arrivano in corsa o di pennellare meglio le conclusioni a girare sul secondo palo.
Non che i portieri siano meno bravi di prima, ma grazie a un gameplay più sfaccettato basta far partire una staffilata da lontano per generare pericolosi rimpalli o respinte che lasciano il pallone a vagare nell’area.
Le nuove animazioni degli estremi difensori sono ora più convincenti e libere, così che in una presa la palla può essere trascinata fuori dal campo per lo slancio, cosa irrealizzabile in PES5 dove sembrava ci fosse una sorta di barriera invisibile.
Ancora inevitabile purtroppo qualche papera in situazioni apparentemente gestibili. ma se anche il portiere della “vera” Inghilterra si fa bucare da un retropassaggio rasoterra di venti metri, possiamo tollerare qualche inefficienza virtuale.


Collisioni fotoniche

Più che di veri e propri difetti di gameplay, quando si ha a che fare con i problemi di PES si parla di solito come facendo una specie di wishlist di cose da aggiustare per l’anno che viene.
Questo è abbastanza vero anche oggiogiorno, visto che proprio per la sua grande aderenza alla realtà il gioco lascia intravedere con più chiarezza dove e come si distacca dal calcio vero e proprio.
Ci sono ancora delle zone d’ombra dove il comportamento dei giocatori in campo lascia un pochino a desiderare, come nelle distrazioni (seppur limitate rispetto alla passata edizione) che concedono rimesse laterali all’avversario.

Non si possono ancora creare dal silicio geni del calcio e vi ritroverete a imprecare contro la vostra difesa quando prenderete un gol facendovi infilare come dei tordi da un vostro amico per colpa di un’incongruenza della CPU; comunque roba tollerabile.
Ma c’è un piccolo numero di difetti decisamente più fastidiosi, che si vorrebbe davvero venissero cancellati con un colpo di spugna.
Ci riferiamo a episodi di imperizia dei programmatori, come la ingombrante quantità di interventi arbitrali dell’anno passato, che oggi lascia l’eredità a delle curiose e fastidiose collisioni di giocatori in corsa che si buttano giù tra loro.
Non neghiamo possa succedere anche nella realtà, ma qui si beccano davvero troppo in pieno e vanno giù come autentici sacchi di patate.
È una cosa che succede per fortuna sporadicamente, ma è decisamente beffarda quando l’impatto avviene tra due giocatori della vostra squadra, uno dei quali magari sta tagliando alle spalle della difesa.


Controllo

Specificando che il semplice dribbling laterale è opportunamente ritornato al grilletto destro e non è più automatico, ci accingo a parlare della mappatura dei tasti sul pad di Xbox 360.
Il discorso durerà poco, visto che anche chi ha sempre giocato con il Dualshock non farà fatica ad ambientarsi, essendo la distribuzione dei pulsanti identica.
Ovviamente bisognerà abituarsi soprattutto alla nuova natura dei tasti dorsali, ma non si tratta di un processo traumatico.
Ben più significativa sarà invece la difficoltà che troverà chi giocava utilizzando le frecce digitali per muovere il giocatore, poiché la comodità della leva analogica del pad di Xbox 360 denota una netta superiorità rispetto alla croce. Nonostante sia stata misteriosamente tolta dai settaggi pre-gara, la regolazione del cambio-giocatore (ex L1) da semiautomatica a manuale è sempre presente tra le opzioni, ma va settata sul massimo livello di manualità.
Nonostate pensassimo che controllo non guidato fosse il migliore, ci vediamo costretti a sconsigliare seccamente una gestione automatica decisamente poco prevedibile e rischiosa.
Il controllo passa troppo presto al difensore più vicino a chi sta per ricevere un passaggio, impedendo di intercettarlo con chi si utilizzava un attimo prima.
Versioni e bilanci

Nonostante queste incongruenze, ci troviamo di fronte a un titolo sportivo di altissimo livello, in grado di conquistare gli appassionati ancora una volta, con la sua profondità e il divertimento che sa offrire.
Il discorso semmai verte sulla preferenza tra le versioni, ossia se vada accordata a quella Xbox 360, PS2 o PC.
La scelta (sorprendentemente, data la stagionatura della macchina Sony…) è tutt’altro che scontata, visto che solo chi possiede un televisore ad alta definizione può notare in modo decisivo i miglioramenti rispetto ad un anno fa ed inoltre gli iniziali problemi su Xbox Live non permettono di sentenziare sulla presunta superiorità del servizio online di Microsoft.

A far pendere il giudizio verso il software per next-gen sono i particolari, come l’ampia prospettiva offerta dalla visuale widescreen, il Dolby Digital, la comodità del wireless etc.
Sappiate in ogni caso che per avere un PES tecnicamente all’altezza di Xbox 360 bisognerà aspettare (quantomeno) l’anno 2007, questa è la vera notizia di oggi.
Che PES fosse sempre bello da giocare lo sapevamo già.

Pro
Varietà di situazioni rinnovata
Sempre più tattico
Arbitri meno protagonisti
Bella gestione fisica
Anche la Ligue 1 francese
Mercato di agosto completo

Contro
Qualche modalità è sparita
Graficamente si può far meglio
Civoli e Sandreani discutibili
Cancellate le squadre tedesche
Collisioni tra giocatori
Live solo in 2




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