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Yakuza, dall’oriente con furore

Scritto da Manolo De Agostini

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Giochi
Genere:Azione / Avventura
Piattaforma: PS2
Sviluppatore:Sega
Distributore: Halifax
Valutazione: 8 / 10

Dopo aver riscosso un buon successo in terra d’origina, Yakuza permette all’editore di introdurre in Occidente un nuovo e carismatico eroe, Kazuma Kiryu, ex-carcerato rilasciato sulla parola dopo 10 anni per un crimine che non ha mai commesso.
Uscito di prigione, Kiryu scopre che il suo amico d’infanzia Yumi è scomparso, che il suo alleato più fidato, Nishikiyama, è diventato il suo più grande nemico e che l’intera malavita giapponese sta cercando 10 miliardi di yen misteriosamente scomparsi.

Il boom del divertimentoIncastrato tra la ricerca di Yumi, una giovane ragazza di nome Haruka (che sente di dover proteggere per un legame d’onore) e la caccia della Yakuza alla chiave per i 10 miliardi di yen, Kiryu si trova subito coinvolto in una nuova avventura nel Kamura-cho, un autentico e caratteristico quartiere di Tokyo.

Un mondo in miniatura


La struttura di gioco principale di Yakuza ruota attorno a due semplici elementi, un bar, gestito da un’amica di Kiryu, ed una mappa, indispensabile per orientarsi nelle vie del quartiere.
Nel locale il nostro eroe ha la possibilità di conservare i propri oggetti, recuperare lo status energetico o più semplicemente salvare il progresso della partita in corso.

La mappa, invece, indica il luogo esatto da raggiungere per proseguire nella storia.
Individuato il punto d’arrivo, infatti, non resta altro che intraprendere la strada più breve (giusto per evitare eccessivi scontri con gli yakuza locali), per poi giungere in una zona solitamente marcata da una scena d’intermezzo relativa alla trama.
A questo punto, o scatta il consueto pestaggio, o l’indicatore della mappa si sposta immediatamente su un’altra ubicazione.
La routine e la linearità sono così alla base della storia, la quale può essere terminata in pochissime ore senza eccessivi grattacapi.
Fortunatamente, Yakuza è infarcito da una miriade di missioni secondarie (da scovare), il più delle volte caratterizzate da ottime ricompense, come corsi di arti marziali o card speciali per poter ammirare gratuitamente tutti gli strip-tease della città.
Questi interessanti diversivi, completamente slegati dalla storia principale, hanno così il potere di risollevare il titolo dal suo concept estremamente basilare ed ingrato.

Camminando..


Le fasi di spostamento, rigorosamente a piedi, cercano nel loro piccolo di rispecchiare la realtà, scartando così l’ipotesi di introdurre le azioni poco fattibili che caratterizzano gli attuali action game occidentali in terza persona.
Nessun auto da rubare quindi, nessuna alternanza tra il giorno e la notte, tanto meno passanti da malmenare, Yakuza mantiene sempre un certo rigore nipponico, affacciandosi maggiormente all’idea di uno Shenmue in scala ridotta.

L’ambiente di gioco, infatti, per quale coinvolgente, è modellato da una decina di strade e qualche edificio di discrete proporzioni, impedendo le classiche escursioni fuori confine o l’interazione con ogni singolo elemento presente a schermo (le persone con le quali è possibile interagire sono indicate da frecce colorate e i piccoli ostacoli non possono essere superati).

Yakuza tende così a limitare più che ad agevolare la libertà di gioco, ma nel suo piccolo riesce ugualmente a risultare avvincente, grazie ad un sapiente utilizzo del motore grafico, che omaggia il titolo Sega di un credibile stile cinematografico davvero ben confezionato.


Botte da orbi


Un elemento chiave del gameplay è indubbiamente il combattimento.
Per le strade del quartiere, Kiryu ha la possibilità di ingaggiare una serie di risse con i malavitosi locali.
Yakuza, come nel più classico dei GDR, considera l’esperienza il fattore cardinale per incrementare le abilità del protagonista e permettergli di infliggere un maggior danno.
Ingaggiando una buona serie di pestaggi, Kiryu può infatti ampliare le sue conoscenze nelle arti marziali, rendendo gli scontri sempre più entusiasmanti e piacevoli da giocare.
La configurazione del pad è piuttosto classica e prevede l’utilizzo di tre tasti per colpire o effettuare una presa.
Il nostro eroe ha anche la possibilità di effettuare dei veri e propri colpi mortali, eseguibili ogni qual volta la barra di tensione raggiunge il suo limite (sono disponibili delle bibite energetiche per innalzare più velocemente il livello, altrimenti è sufficiente combattere).
Kiryu ha anche la possibilità di sfruttare alcuni oggetti a proprio vantaggio, come una mazza da baseball, utilissimi per annientare i nemici in pochissimo tempo.
Unica nota dolente del sistema di combattimento è la gestione del lock sull’avversario, poco pratico, soprattutto in movimento.


Il gioco dei single


Intascati i soldi dei combattimenti, oltre ai punti esperienza, il nostro yakuza dal cuore tenero ha l’occasione di intrattenersi in una serie di attività accessorie.
Portafoglio alla mano, i differenti negozi del quartiere si tramutano in una vera e propria fonte di risorse, dalle semplici scodelle di riso ai più utili coltelli, dal ghiaccio agli accessori più alla moda.
Il pubblico più adulto, inoltre, ha sempre a sua disposizione una serie di luoghi caratterizzati dal vizio, come i casinò, i locali o gli strip-club con le spogliarelliste (modellate in maniera pessima).
Accantonata l’idea di potersi divertire con quest’ultime, il luogo più simpatico dove intrattenere delle chiacchierate con delle ragazze sono indubbiamente i locali.
Come nella più classica delle simulazioni di appuntamento, Kiryu ha la possibilità di sedurre delle giovani fanciulle con una serie di frasi ad effetto, più o meno apprezzate in base della propria scelta.

Un successo, corrisponde ad una notte di passione, ma prima di poterla consumare, è quasi sempre obbligatorio affrontare una banda di yakuza o l’ex fidanzato di turno.
La classificazione PEGI, che consiglia il titolo ad un pubblico maggiorenne, non è comunque una buona ragione per attendersi atti espliciti con la ragazza in questione. La pratica viene infatti liquidata da una schermata rosa, un gemito ed una buona manciata di punti esperienza.

Meritevole di applausi per aver importato il titolo in Europa, Sega è tuttavia imputabile di un errore colossale: la localizzazione in lingua Inglese delle voci . Digerita l’idea della traduzione testuale non proprio perfetta, sono le voci degli esponenti della malavita giapponese a penalizzare maggiormente questa conversione per il nostro mercato.

La freddezza degli yakuza si tramuta così in un caloroso scambio di battute alla GTA: San Andreas, con tanto di imprecazioni e slang tra una parola e l’altra.
Orribile.Molti di voi ricorderanno che una critica del genere era stata sollevata anche all’uscita americana di Shenmue, ma quanto meno in quel occasione il tutto si era limitato all’inadeguatezza di voci occidentali in un cast unicamente orientale.





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