Il ritratto convenzionale è morto. E il nuovo è in mostra a Milano
Oltre cento immagini in cui la nuova generazione di fotografi riflette luci e ombre dell’epoca attuale, fatta di bisturi, creme e martellante voglia di protagonismo. Visi patinati, ritocatti, rielaborati. Denudati, sovrapposti, esasperati. Sulle pareti del Forma si susseguono ritratti che sono anche il frutto di elaborazioni digitali, fotoritocchi, fotomontaggi o ricampionature delle immagini. E anche video, come quello di Noah Kalina, composto da 2.356 autoritratti scattati quotidianamente, per sei anni, e messi in fila in un filmato sorprendente. Sono disarmanti, invece, i volti dei soldati americani immortalati da Suzanne Opton. I soggetti non indossano le loro divise, sono distesi in terra e, così raffigurati, mostrano tutta la vulnerabilità che normali pose avrebbero mascherato.
L’immagine composita di Chris Dorley-Brown, “volto del 2000”, è formata invece da 2000 scatti di visi, tutti di abitanti del villaggio inglese di Haverhill. L’insieme di volti, da quello del bambino di due anni a quello dell’anziano di 70, compongono un viso unico, dolce, che per l’autore raffigura la bellezza.
Strategie di rappresentazione innovative, a volte toccanti, altre raccapriccianti, ma sempre e comunque d’impatto. Per una ritrattistica inedita che fa vacillare l’idea di “volto inteso come specchio dell’anima” e che, secondo Ewing (curatore anche della mostra Tous photographes!), è curiosamente più vicina alla ritrattistica del XIX secolo che non a quella del XX.





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