Cellulari, la battaglia del credito residuo
L’Autorità Garante delle Comunicazioni (Agcom) ci riprova e dopo la delibera del mese scorso adesso manda una diffida ai quattro operatori di rete mobile, ribadendo il concetto: devono permettere all’utente che recede dai loro contratti di conservare il credito residuo accumulato sulla sim. Nella delibera, che recepisce il decreto Bersani, si diceva che avrebbero dovuto attrezzare le misure tecniche necessarie “in breve tempo”, se no l’Autorità le avrebbe decise per loro.Tariffe telefonini Così è stato: ha fornito agli operatori le linee guida con cui possono tutelare il credito residuo degli utenti. E questa volta è un ultimatum: hanno 45 giorni di tempo per farlo; dopo, scattano le sanzioni.
In sostanza agli operatori si chiedono due cose: di permettere all’utente di portare con sé il credito residuo quando cambia operatore; di ricevere il credito tramite un bonifico o altro mezzo di pagamento quando invece recede senza portabilità del numero.
Ad oggi al primo obbligo non assolve nessuno degli operatori. Al secondo si è adeguata solo Vodafone: fa un bonifico pari al credito residuo meno 8 euro sottratte per coprire i costi dell’operazione. Ora Agcom chiede agli operatori di fare il tutto gratis, “eccetto per i costi giustificati dalle spese subite dagli operatori”, le quali però dovranno essere documentabili.
Mugugna l’associazione dei consumatori Aduc, secondo cui non c’è da applaudire alla presa di posizione di Agcom: gli operatori avrebbero dovuto ottemperare già dal 2002.
Ma perché finora non hanno permesso la tutela del credito? Offrire la portabilità del credito insieme con il numero è solo un problema tecnico: gli operatori dovranno accordarsi (stanno già cominciando a farlo) per creare una piattaforma informatica di mediazione attraverso cui scambiarsi il credito accumulato sulle sim dei rispettivi utenti.
È certo una seccatura, che richiede la messa in piedi anche di un sistema di compensazioni a fronte dello scambio di crediti. Se gli operatori non si sono messi d’accordo finora è forse perché non hanno sentito davvero il fiato dell’Autorità sul collo. L’altra richiesta dell’Agcom sarà più difficile da mettere in campo, invece; ci sono dubbi infatti sul fatto che gli operatori siano autorizzati ad agire erogando denaro alla stregua di una banca.





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