Gentili utenti vi informiamo che il team di MyTech si è spostato sul canale Hitech & Scienza di Panorama.it

      non hai uno username? regìstrati   /   recupera la password

apple / google / microsoft

Musica: le major e il digitale, un anno vissuto pericolosamente - Emi e Sony Bmg - prima puntata

Scritto da Nicola Battista

Leggi la seconda puntata

Il rapporto tra grandi gruppi dell’industria discografica e il “circo” della musica online è sempre stato conflittuale, sin dai tempi dell’apparizione del termine Mp3 nei motori di ricerca e del lancio del primo Mp3.com sul Web.

Dalla fase iniziale di paura e repulsione in cui Mp3 equivaleva a “pirateria”, si passò attraverso il clamoroso caso Napster a un altro momento in cui una delle major, Universal, brevemente si trovò a dominare la scena avendo acquisito praticamente tutti i pezzi migliori sul mercato, da Mp3.com ad eMusic.

>Internet

Intanto, la prima “bolla speculativa” si sgonfiava. Mentre le vendite di cd declinavano, fino al 2004 nessuno sembrò avere una formula di successo per la musica online; finché non arrivò Apple che - con in tasca accordi con tutti i più importanti protagonisti del settore - aprì il servizio che tuttora è rimasto saldamente al timone del mercato.

L’anno che si avvia a conclusione verrà ricordato come un momento di transizione verso qualcosa di non ancora ben definito, grazie a diverse variabili ancora in sospeso, ma con svolte importanti e non trascurabili: vediamole.

Emi è la major che - pur avendo già dei propri piani - per prima ha idealmente raccolto l’appello di Steve Jobs: rimozione del cosiddetto Drm e vendita di brani in formato non protetto per aumentare le possibilità a disposizione dei consumatori: se Apple iTunes diventa accessibile anche a utilizzatori di player hardware diversi da iPod, sicuramente a beneficiarne saranno sia i consumatori che le vendite del sito e quindi le case discografiche. Allo stesso tempo, però, la rapida conversione di Emi (che sta letteralmente spargendo ai quattro venti il proprio repertorio senza protezione su siti grandi e piccoli, incluso il nuovo Amazon Mp3) potrebbe essere tardiva: questa major ha tentato per anni senza successo di fondersi con la rivale Warner Music; il digitale va a gonfie vele ma non compensa il crollo del cd. Emi è stata di fatto acquisita dal gruppo Terra Firma nei primi mesi del 2007, anche se tecnicamente l’acquisizione non è ancora conclusa. A ottobre 2007 Guy Hands, boss di Terra Firma, recepisce che la “fuga” dei Radiohead verso un nuovo modello fai-da-te per artisti già noti e in precedenza legati alle grandi etichette segna un punto di non ritorno: o le major si adeguano alle nuove tendenze (se non è già troppo tardi) oppure resteranno tagliate fuori. Secondo il Telegraph, Hands è rimasto scandalizzato dagli stipendi dei dirigenti di secondo livello della label e pensa inoltre che non ci saranno più mega anticipi come quello concesso anni fa a Robbie Williams. Tagli di questo tipo e una maggiore attenzione ai nuovi modelli distributivi sono l’unica via per dare un futuro a Emi e non solo.

Sony Bmg ha fatto un progresso: l’Unione Europea le ha finalmente dato il via. Fino allo scorso 3 ottobre era rimasta incerta la situazione relativa alla fusione delle due componenti nipponica ed europea, di fatto operativa già dal 2004 ma pesantemente scrutinata dalle competenti authority. Inoltre, un paio di interessanti novità sono un accordo con YouTube e uno con Deezer.com.

Come dire: anziché tacciare tutti di pirateria, facciamo qualche esperimento con le situazioni più promettenti. Altro segno di una possibile espansione nel digitale la nomina di tre vicepresidenti per la apposita divisione (mossa criticata da alcuni perché genererà una moltiplicazione dei costi senza però garantire una moltiplicazione delle operazioni nel settore… sarebbe stato forse più sensato dedicare più dipendenti a fare accordi ed esperimenti di vario tipo, magari tenendo un basso profilo ma continuando ad espandersi).

Intanto, però, la divisione di edizioni musicali Bmg Music Publishing  di fatto è stata ceduta a Universal e Bertelsmann ha ventilato già dallo scorso anno una possibile cessione del proprio 50% della joint-venture a Sony. Per il resto, niente mosse troppo clamorose: Sony Bmg non è in gravi difficoltà ma non sembra voler correre troppi rischi: a un osservatore esterno del mercato, questa major sembra attendere sulla riva del fiume il passaggio del proverbiale cadavere di uno dei rivali.

Commenti   (Inserisci un commento)

Ancora nessun commento.

Effettua il login