Musica: le major e il digitale, un anno vissuto pericolosamente - Warner, Universal (e le altre?) - seconda puntata
Leggi la prima puntataAbbiamo detto di Sony Bmg che pare in attesa di veder passare il proverbiale “cadavere” di qualche rivale… il che ci porta a Warner Music Group, che sembra in candidato perfetto al ruolo della prima major decaduta: da anni non più legata al colosso Time Warner e guidata - per la verità in maniera non troppo brillante - dall’ex boss Universal Edgar Bronfman Jr., Wmg non se la passa troppo bene e ha cercato, come dicevamo, per anni una fusione con Emi. Bronfman ha una strategia diametralmente opposta a quella Emi: non solo è contrarissimo ad abbandonare i formati protetti, addirittura vuole rendere il proprio repertorio difficile da reperire (!) e disponibile solo in pochi selezionati posti (mentre Emi sta comparendo anche in siti specializzati solo in generi di nicchia come la dance o comunque non molto noti e sempre in versione “Drm-free”).>Internet
Questa politica appare suicida. Un piccolo esempio di ciò che sta accadendo riguarda lo storico materiale dei Grateful Dead e la sua gestione.
Non solo: non si spiega allora perché annunciare che un gioiello come il catalogo dei Led Zeppelin dal 13 novembre sarà su tutti i principali siti di musica digitale: neppure Warner stessa crede dunque alle parole del suo proprietario? I Led Zep sembrano essere riusciti anche a strappare sostanziosi aumenti sulle royalties dei vecchi album stampati in cambio della concessione ad apparire in Mp3 e simili; ma questa è un’altra storia.
Intanto, a fine anno il contratto con Apple scade e Warner non sembra intenzionata a rinnovi su base annuale ma solo mensile… vedremo tra poco perché.
Infine Universal Music Group: nonostante tutto, resta al top. E’ la più grande etichetta discografica al mondo e pur non avendo abbracciato definitivamente l’Mp3 come Emi, ha annunciato un nuovo “esperimento” Drm-free che è attualmente in corso su diversi servizi online. C’è da dire che un analogo esperimento fu fatto anni fa su eMusic e che Universal all’epoca non seppe cogliere l’occasione, limitando l’operazione ai soli Stati Uniti e a pochi mesi. Il tutto fu parte del momento storico in cui Vivendi Universal ebbe in mano per breve tempo tutto il meglio della musica digitale e non seppe capitalizzare quanto aveva a disposizione. Qualche maligno darà la colpa al solito Bronfman. Lui gira la responsabilità degli errori dell’epoca a Jean-Marie Messier, lo “sportivo” Ceo dell’epoca, che non uscì troppo elegantemente dal periodo alla guida della multinazionale. Fatto sta che nel 2001 Universal avrebbe potuto impedire la nascita di Apple iTunes. Oggi, la major non ha rinnovato il contratto annuale con Apple e lavora rinnovando “di mese in mese” gli accordi per tentare di “fare la voce grossa” e mostrare al partner di avere ancora voce in capitolo. iTunes da solo vale per le major tra il 15 e il 30% delle vendite (circa il 25% nel caso di Universal): è evidente come al momento nessuno sia in grado di fare a meno di Steve Jobs, a meno che non arrivi presto un qualche pericoloso concorrente.
Come dicevamo, anche Warner sta imitando Universal in questa politica; ma viste le diverse condizioni e dimensioni delle due label, il tentativo di emulazione di WMG fa quasi sorridere.
Per il resto, come ampiamente “vociferato” nelle ultime settimane, Universal si appresta a lanciare un proprio servizio di musica online in cui sta tentando di coinvolgere le altre major; il nome scelto “Total Music” sembra molto generico e abbastanza infelice (peraltro, il domain totalmusic.net è già occupato da uno squatter, mentre il .com è di proprietà di una ditta di Minneapolis attivo fin dal 1983 e probabilmente non certo intenzionato a lasciare campo libero senza adeguata contropartita…). Di questo fantomatico servizio si è parlato molto ma si sa ancora poco: Sony Bmg dovrebbe essere della partita; Warner forse. Il contenuto potrebbe essere “Drm-free” e potrebbe esserci una formula di abbonamento. Oppure, il contenuto potrebbe essere fornito a chi produce e vende player (come Microsoft e il suo Zune) e quindi i proventi deriverebbero da una percentuale sulla vendita dell’apparecchio. Per ora, però, non si vede nulla di concreto che possa seriamente scalzare il primato di Apple.
Secondo diverse fonti, il (potenziale) pericoloso concorrente di cui sopra sarebbe invece Amazon Mp3 che con il diretto aiuto di alcune delle major starebbe cercando di porsi come anti-Apple e a differenza di questa offrirebbe maggiori possibilità a livello di diversificazione di prezzi, per esempio: ma è ancora troppo presto per dire se le “profezie” in tal senso si avvereranno.
Per finire: se Apple subisce pressioni molto forti anche dal settore video (vedere la vicenda NBC Universal), non è detto che le major della musica comunque riescano a far valere più di tanto il loro potere contrattuale. Azzardiamo una previsione: almeno una major scomparirà nel giro di un anno o due, mentre tra le indipendenti qualche (relativo) outsider ne prenderà il posto. Noi scommettiamo su Concord Music Group (che peraltro dispone dell’ultimo Paul McCartney e di Joni Mitchell tramite Hear Music ), Nettwerk (molto attenta al digitale e poco incline ai metodi repressivi delle major classiche) e forse Epitaph; avremmo nominato Sanctuary e V2 solo qualche tempo fa, ma la prima - una delle più grandi “indie” in assoluto - dopo essere finita in rosso per alcune mosse avventate soprattutto sul mercato USA, è stata fagocitata la scorsa estate dalla solita Universal (acquisizione completata e annunciata ufficialmente il 22 ottobre). L’acquisizione include tra l’altro un vero gioiello: Trojan Records, uno dei nomi leggendari del reggae/dub. Quanto alla V2 di Richard Branson - che già era in odore di finire in mano a una major essendo stata nell’orbita di Sony e poi distribuita da Warner - ha cessato le pubblicazioni, ceduto le attività nordamericane ad ArtEmis Records ed infine (dopo un passaggio a Morgan Stanley) quel che ne resta da agosto è anch’esso finito a Universal. Tra gli artisti rimasti senza contratto nel Nordamerica a causa di queste manovre c’era nientemeno che Moby, che ha poi firmato con Mute/Emi (che già lo rappresentava da diverso tempo nel resto del mondo).





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