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Perché Qtrax è un fiasco

Scritto da Nicola Battista

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Qtrax: come fa un servizio di musica digitale anonimo e non ancora disponibile a essere sulla bocca di tutti, a far parlare di sé sulla stampa anche - e soprattutto - non specializzata? Qual è il segreto, il pregio nascosto di questo presunto gioiello che sì, promette musica gratis in cambio di pubblicità, ma - vorremmo fargli notare - lo faceva Amp3.net una vita fa, con spot inseriti negli mp3 e sponsor di un certo rilievo; lo faceva (beh, ci aveva provato) un sito italiano, FreeRecords, di cui oggi forse si ricorda giusto chi lo aveva creato e chi ci aveva inserito i propri brani; lo hanno fatto o ci hanno pensato in tanti. Ci aveva fatto un pensierino persino il vecchio Napster, prima di morire a colpi di cause.
Note in Rete Allora? Dov’é questa clamorosa novità che dovrebbe spingerci tutti - anche chi non si è mai interessato di musica, a quanto pare? - a correre a scaricare questo miracoloso programmino che darebbe accesso libero al jukebox celestiale?
La promessa dei repertori delle major? C’é già stato chi diceva di averli in tasca e, persino avendoceli, non è riuscito a farci nulla o quasi, né gratis, né a pagamento.
Forse la possibilità di ascoltare i brani in formato mp3, ovunque, anche sul nostro iPod? No, i brani sono dotati del cosiddetto Drm in un momento in cui al Drm inteso come protezione sembra non credere più nessuno. E non girano su iPod.

Vanno dette due cose:

1) Qtrax si è già reso protagonista di almeno un paio di “false partenze” nell’arco di tre-quattro anni. Esattamente un anno fa (inizio gennaio 2007) l’apertura sembrava prossima, e l’accordo con EMI era dato per concluso (era in piedi addirittura dal giugno 2006, quando Qtrax ventilava due servizi, uno gratuito con spot e l’altro senza pubblicità ma a pagamento).
Una cosa come l’annuncio della partenza vera e propria (rivelatasi poi falsa pure questa) con tanto di accordi - poi smentiti - con le major (mentre il vecchio accordo con Emi è ormai scaduto da tempo), e per di più in occasione del Midem di cui avevano anche sponsorizzato alcuni eventi, è una tegola non da poco sulla presunta serietà di questa società. Sa di bufala, più che di fiasco.

2) Se il termine “bufala” suona troppo pesante, consideriamo quanto segue: il sito Qtrax.com parla apertamente di un repertorio di “oltre 25.000.000 di canzoni”. Alcuni hanno parlato anche di circa 30 milioni.
La verità? Un repertorio cosi’ grande, allo stato attuale, NON ESISTE; forse neppure contando ciò che è illegale e dubbio.

Occorre tenere conto che tutti gli store legali dispongono di cataloghi che contengono da qualche decina di migliaia fino ad alcuni milioni di brani, a seconda di quali licenze/accordi/repertori abbiano per le mani. Per un esempio pratico: iTunes ha 6 milioni di pezzi in catalogo (fonte:
www.apple.com/itunes/store/); eMusic che e’ il n.2 del mercato e non dispone di accordi con le major, 3 milioni (fonte:
www.emusic.com/about/pr/pr2008102.html).

iMesh e Bearshare ne hanno 15 milioni: oltre meta’ dei quali illegali (in pratica, le major da qualche anno qui tollerano il materiale postato
dalla gente - c’e’ di tutto, da file con titoli e artisti scritti male a pornografia e altro ancora, un tempo c’erano anche i “warez” - perché
persiste l’illusione che poi qualcuno comprerà i pezzi legali con Drm forniti da Musicnet che compaiono nel servizio e che si distinguono per il cd “gold” al posto di quello “silver” accanto al nome del file… solo che poi non li compra comunque nessuno). E’ inoltre probabile che il totale dei file presenti in iMesh includa anche i videoclip.

Quindi uno che dice “ho 25 milioni di pezzi” comunque non sta facendo una bella figura: o sta mentendo spudoratamente, oppure non sta facendo altro che fornire un p2p con materiale assortito caricato dal primo che passa (qualita’? Kbps? Dati/info relativi ai file? Sicurezza? Virus?) ed eventualmente avallata da una o più major, che otterrebbe qualcosa in cambio per chiudere un occhio o due, e - soprattutto - con una massiccia presenza di file duplicati e ridondanti (immaginate lo stesso brano, magari sotto dieci nomi di file diversi, in diversi bitrate o persino a volte integro e a volte mutilato; i nomi dei file e le dimensioni sono diversi, ma dentro fondamentalmente c’è la stessa cosa, e magari anche in condizioni non buone…).
Dunque, perché mai rivolgersi a qualcuno che non farebbe altro che regalarci materiale della stessa qualità di un eMule qualsiasi, per di più “condito” di Drm e pubblicità, e che a questo punto non è neppure certo che avrà l’appoggio delle major?

“Don’t believe the hype”, rappavano i Public Enemy nel 1988; meglio non dimenticarlo, quando si ha a che fare con Internet e con il circo della musica digitale…

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