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Dieci anni fa il primo lettore Mp3, capostipite di un’era

Scritto da Guido Sintoni

Trentadue megabyte di memoria interna rigorosamente non espanbibile, la porta parallela come unico metodo di comunicazione con il Pc (alzi la mano chi riesce ancora a localizzarla sul proprio notebook, o ne ricorda la data d’estinzione), un display piccolo piccolo per dare segni di vita e una riproduzione musicale che - ad essere buoni - si potrebbe definire ‘a media fedeltà‘: eppure, il brutto anatroccolo (con i canoni odierni) F10 MpMan era, giusto dieci anni fa, un bellissimo cigno.

Era, per essere precisi, il primo lettore Mp3 ad affacciarsi al mondo: prototipo presentato al Cebit 1998, supportava sì e no una dozzina di brani compressi a 128 kbit/secondo. Il produttore era un’azienda coreana che non è passata alla storia dell’informatica né a quella dell’elettronica di consumo, la Saehan Information Systems, ma che - nel contesto specifico - aveva bruciato tutti sul tempo.

Essere primi, comunque, non significava essere i migliori: a ruota del MpMan nasceva Rio PMP3000, prodotto da Diamond Multimedia, a torto indicato come il primo player Mp3 della storia. Era un po’ più bello, più compatto, più completo. ‘Più’, insomma: aveva anche un rivoluzionario slot per Smart Media per espandere la memoria. E anche ‘meno’: costava 200 dollari, contro i 250 del MpMan. Che ovviamente dovette correggere in corsa i propri listini, divenendo subito più economico. Ma sempre una sorta di numero 2 nei confronti dell’effimero oggetto del desiderio, che oggi sfigurerebbe alquanto contro una chiavetta Mp3 da una trentina di euro.

Era nata una stella, ma anche un bel ginepraio: nell’ottobre del 1998, giusto un mese dopo il lancio del Rio, la RIAA (l’associazione delle case discografiche USA) faceva causa a Diamond e l’ormai dimenticato sito Web MP3.com. Con il senno di poi è opportuno ricordare come MP3.com non facesse rima con pirateria musicale: richiedeva il possesso del disco originale verificando la cosa con un’utility, e dava agli utenti la possibilità di scaricare dal sito i brani già compressi ad alta qualità. Diamond vinse la causa per Rio, ma MP3.com non fu più lo stesso. E si affievolì in poco tempo.

E la RIAA? Sempre in difesa (legale, beninteso) anche a discapito delle iniziative per lo scaricamento legale, che sarebbero riprese più di un lustro dopo con la nascita di Apple iTunes. Difesa spesso dura, quasi arroccata, con la convinzione sempre più radicata che il mondo discografico non sarebbe più stato lo stesso: nel frattempo nascevano le prime reti peer-to-peer per lo scambio di file, da Napster a Gnutella. Ma questa è un’altra storia.

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