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Il primo software Voip per l’Iphone

Scritto da Giulio Boresa

iPhone - Credits: Apple
È uscita una versione di Fring per cellulari Iphone. Il software provider israeliano si conferma così il più innovativo nel campo del Voip. Finora altre aziende Voip, come Jajah, per l’Iphone avevano abilitato solo l’accesso via browser ai propri servizi.
Connessi connessi Fring ha invece un’applicazione completa (anche se per ora solo in beta). È il classico client Fring già disponibile su symbian e Windows mobile. Oltre a chiamate Voip tramite Skype/Skypeout, permette quindi di usare un qualsiasi provider Sip e inoltre di scambiarsi messaggi istantanei con utenti Skype, Msn, GTalk, Icq e Yahoo!.

Il tutto è possibile solo tramite WiFi e, ovviamente, su cellulari Iphone sbloccati (sui quali sia possibile cioè installare applicazioni di terze parti). Solo con la futura versione 2.0 del firmware, infatti, Apple aprirà l’Iphone a software altrui.

Pare quindi che l’innovazione, per gli utenti Skype, riesca a proseguire solo attraverso al lavoro del suo partner Fring. Skype di per sé non ha infatti ancora pubblicato un client autonomo utilizzabile su cellulare (anche se, com’è noto, ce n’è una versione per quelli dell’operatore 3).

L’azienda Skype, del resto, adesso sembra tutta concentrata sul sostenere la solidità del modello di business e potenziare i profitti. Ha messo da tempo in secondo piano la spinta sull’innovazione fine a se stessa. I profitti restano infatti un problema; la proprietaria eBay non ne è soddisfatta, tanto che si rincorrono le voci di corridoio che parlano di un’imminente vendita di Skype (con Google in prima fila tra gli interessati).

È anche vero che innovare nel mondo del Voip non è più tanto semplice e, soprattutto, può essere poco gratificante dal punto di vista economico. Poiché il mercato si consolida, infatti, lo spazio per nuovi entranti e buone idee si restringe. Lo sanno bene quelli di Ooma, che avevano avuto un’idea originale: offrire chiamate gratis a chi acquistava il loro adattatore. Il tutto si reggeva su una scommessa: creare una comunità di utenti abbastanza numerosa in poco tempo, condizione necessaria per far decollare il servizio. Ooma non c’è riuscita e ora assiste alla fuga dei dipendenti, in vista di un possibile imminente fallimento.

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