Prova giochi: “God of War: Chains of Olympus”
Mondo gaming Mentre Kratos lotta da solo contro l’esercito persiano e si sbarazza senza problemi del mostruoso Basilisco, un bestione portato proprio per conquistare le zone in cui imperversa il nostro eroe, il carro del sole cade improvvisamente sulla terra. La quadriga trainata da cavalli che secondo la mitologia permette ad Elio di far iniziare le giornate sulla terra, precipita al suolo e istantaneamente le città nei pressi dell’Olimpo piombano nell’oscurità. L’unico capace di risolvere la situazione, manco a dirlo, è il soldato più crudele della storia dei videogiochi che ha promesso agli dei fedeltà assoluta.
Il gioco sviluppato da Ready at Dawn Studios, diciamolo subito, non è il classico titolo pensato per un pubblico di bambini. Il tipo di gameplay, la trama di gioco basata sui classici “mostri di fine livello” e la personalizzazione del proprio stile di lotta, tutto questo, è pensato per rendere il più possibile coreografico ogni singolo duello. Kratos è dotato dei soliti pugnali assicurati con catene, ma nel corso della storia utilizzerà le proprie armi in maniera a dir poco fantasiosa. L’obbiettivo è quello di attaccare i cattivi, parare i colpi ricevuti e trasformare in un bagno di sangue delle ammucchiate furibonde che sembrano prese da un film con Bud Spencer e Terence Hill.
Le mosse del combattente protagonista di “God of War: Chains of Olympus” diventano sempre più letali e spettacolari grazie a delle sfere rosse che si conquistano durante il gioco oppure collezionando oggetti mitici come le piume della fenice o gli occhi di drago. Se si raccolgono queste reliquie con regolarità si dovrebbero apprendere tecniche come lo scudo di Elio, il guanto di Zeus o l’ira di Caronte abbastanza velocemente.
Tutto fa pensare a un picchiaduro che richiede poca materia grigia. Tuttavia, è curioso notare come il gioco si lasci amare sopratutto quando il ritmo rallenta, gli scontri si fanno meno cruenti e finalmente emerge il passato travagliato di Kratos. A quel punto si possono apprezzare le scelte del Ready at Dawn Studios, evidentemente specializzato in titoli per Psp visto il brillante “Daxter”. Oltre ai giochi di luce, agli scenari e alla splendida colonna sonora, il gioco va ricordato per i cosiddetti quick time events, particolari momenti delle cut scene completamente giocabili e i momenti di free roaming nelle cittadelle e nei palazzi alla ricerca di porte segrete da aprire, blocchi di pietra da spostare o colonne di marmo da muovere.
Unico vero problema di questo geniale prequel è la durata. Se si sceglie un livello di difficoltà basso tra i 4 disponibili il tutto si conclude in poco più di 5 ore. Un caso? Assolutamente, no. L’ultima pagina del manuale interno al gioco, infatti, fissa già l’appuntamento al 2009 per “God of War III”, il primo episodio della saga espressamente pensato per le console next gen.
Voto: 7
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