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Quelle suonerie sono ingannevoli: la denuncia di Altroconsumo

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Scritto da Giulio Boresa

Altroconsumo va all’attacco contro gli abusi di chi vende suonerie per cellulari e parte presentando otto esposti all’Antitrust. Ha condotto infatti la prima inchiesta a largo spettro sui venditori di suonerie ed è risultato che ” su dodici fornitori contattati solo uno ha venduto una singola suoneria.

Connessi connessi Gli altri undici hanno attivato un abbonamento, con impossibilità per l’utente di stabilire quanto pagherà in totale alla fine, e a chi”. Significa che l’utente legge la pubblicità di una suoneria gratis (via sms, su giornali, su siti web), la scarica e poi in realtà gli viene attivato un abbonamento. Con cui gli inviano loghi o suonerie di tanto in tanto, al prezzo tipico di 4 euro alla settimana, sottratte dal suo credito residuo senza preavviso.

Da qualche parte, durante il processo di download della suonerie o nella pubblicità, viene specificata la clausola dell’abbonamento; ma spesso non è molto chiara. Tanto che contro questa pratica l’Antitrust ha spesso in passato e anche di recente multato i venditori di suonerie e gli operatori che ne diffondevano via sms a pioggia la pubblicità. Il motivo era pubblicità ingannevole, perché i costi erano poco trasparenti.

In alcuni casi ha sospeso la pubblicità: è successo ad aprile, appunto su esposto di Altroconsumo contro Zero9, che prometteva l’invio di 10 Sms gratis. In quel caso, l’Antitrust ha scritto che la pubblicità “lascia intendere che sia possibile inviare 10 Sms gratis mentre in realtà propone l’abbonamento a un servizio di suonerie”. È una pratica da censurare perché comporta “il rischio di danni per i consumatori, compresi gli adolescenti, tra i principali fruitori di servizi per cellulari, che navigando su Internet possono accedere all’offerta”. Il solo fornitore di suonerie che non ha attivato abbonamenti, secondo l’inchiesta di Altroconsumo, è stato B.Poli (attraverso il sito Suonerie.it).

C’è poi un caso ancora più clamoroso, segnala Altroconsumo: si paga la suoneria ma non la si riesce a scaricare. È successo in tre delle prove fatte durante l’inchiesta. Questo accade perché il fornitore addebita la suoneria prima ancora che sia scaricata e che quindi sia accertato che il cellulare sia compatibile o che sia abilitato al download via Internet.

Adesso c’è da chiedersi che cosa accadrà: è probabile che gli esposti di Altroconsumo porteranno multe a pioggia, ma già si è visto che non basta a scoraggiare i fornitori (che evidente hanno guadagni ben più elevati- è un mercato che valeva 250 milioni di euro nel 2006).

Sarebbe quindi auspicabile l’intervento dell’Autorità Garante delle Comunicazioni (Agcom), che in modo ex-ante fissi regole per impedire ai fornitori di applicare di nuovo modalità poco trasparenti di vendita.

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